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Questo articolo è stato pubblicato il 03 luglio 2012 alle ore 06:37.

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LONDRA. Dal nostro corrispondente
Il governo ordina una commissione d'inchiesta, la polizia anti-truffa valuta gli eventuali risvolti criminali, rotolano teste blasonate.
Il caso Libor esce dagli angusti confini delle trading rooms e si trasforma in un atto d'accusa al banking britannico che minaccia di travolgere la City lanciando scosse oltre l'Atlantico e anche più in là. Il premier David Cameron in un lungo intervento ai Comuni è stato netto: «È uno scandalo quanto sta emergendo – ha dichiarato –. Per questo motivo, una commissione d'inchiesta parlamentare è stata incaricata di indagare a fondo. Raccoglierà testimonianze sotto giuramento. Avrà accesso a tutti i documenti del governo, del precedente governo e di tutti gli advisor. I banchieri che hanno agito in modo inappropriato dovranno essere puniti. E a conclusione di questo processo il Regno Unito avrà le norme più severe e trasparenti al mondo».
Tempi stretti
Parole dure, ma che non arrivano a immaginare l'avvio di un'indagine pubblica analoga a quella assegnata dall'esecutivo al giudice Leveson per scandagliare i risvolti dello scandalo News of The World. E il motivo è semplice: sia l'ala Tory che quella liberaldemocratica del governo britannico vogliono una risposta rapida, nel giro di qualche settimana con l'obiettivo di introdurre nuove leggi entro la fine dell'anno.
L'annuncio del premier rinforzato dalle parole del Cancelliere George Osborne significa l'avvio di una nuova fase del caso Libor, ovvero l'aggiustamento dei tassi interbancari secondo i desiderata di banche e traders. Una vicenda che è costata mezzo miliardo di dollari di multa a quella che è considerata l'ultima banca privata inglese.
Le dimissioni di ieri
L'importante passaggio politico di ieri pomeriggio ha coinciso con due eventi che confermano l'innalzarsi della temperatura: le dimissioni di Marcus Agius, presidente di Barclays, e un sibillino comunicato dal Serious fraud office. La polizia anti-truffa ha fatto sapere che solo fra un mese sarà in grado di dire se avvierà un'inchiesta penale. E tanto basta per capire che sta già lavorando al caso, raccogliendo indizi per procedere, forse, con incriminazioni formali.
Il cerchio intanto si stringe attorno ai massimi vertici di Barclays. Tanto da aver già provocato le dimissioni – attese ma non così presto – di Marcus Agius, presidente dell'istituto e franco nel dichiarare «la responsabilità ultima è mia». Il gesto d'addio ha secondo molti osservatori l'obiettivo di coprire Bob Diamond, ceo di Barclays e storica guida di BarCap, la banca d'investimento del colosso britannico. Gli azionisti da giorni cercano di puntellare la poltrona di Diamond, ma cresce la spinta politica con voci non solo dell'opposizione laburista, ma anche del fronte governativo in quota liberaldemocratica. L'uscita di scena di Agius è stata accompagnata dall'annuncio di un'indagine interna alla banca per individuare le responsabilità dei singoli.
La lettera ai dipendenti
In una lettera inviata a tutti i dipendenti del gruppo, Bob Diamond, giura di volerla pilotare lui stesso. «Andremo a fondo – ha scritto –, stiamo già valutando la posizione di coloro che sono direttamente responsabili, ma anche di chi ha posizioni di controllo. Abbiamo gli strumenti per farci restituire i bonus, ma anche per allontanare personale». Con se stesso è un po' più clemente: «Se è successo nel corso del mio mandato – ha detto –, ho la responsabilità di chiarire».
La pressione sul ceo è destinata a crescere con il passare delle ore. Domani sarà chiamato a una prima deposizione alla Camera di Comuni. Intanto il caso si allarga oltre i confini di Barclays. Da giorni si mormora di Royal Bank of Scotland e ieri ai sussurri sono seguiti i fatti con il licenziamento di quattro traders accusati di aver aggiustato il Libor alle loro necessità.
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