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Questo articolo è stato pubblicato il 12 luglio 2012 alle ore 06:37.

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Andamento dello spread e calo degli investimenti gelano gli impieghi nei confronti delle imprese. A pesare è l'impatto della recessione che si fa sentire sulla domanda di credito da parte delle aziende in maggio. Una stretta che rischia di mettere al tappeto un tessuto imprenditoriale provato dalla crisi. L'allarme, anticipato dall'Fmi che già da aprile parlava di mesi di passione sul fronte del credit crunch, è stato confermato ieri dal presidente dell'Abi Giuseppe Mussari nella sua relazione all'assemblea annuale e nell'intervento del Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco. Una frenata già visibile due giorni fa nei dati diffusi da via Nazionale sulle principali voci dei bilanci bancari. Cifre che evidenziano una dinamica dei prestiti alle imprese per la prima volta negativa: -0,4% il calo registrato rispetto al +1,3% segnato ad aprile, la peggiore performance degli ultimi 14 mesi.
Ma l'allarme era stato lanciato nelle scorse settimane dal Centro studi di Confindustria che negli Scenari economici di giugno sottolineava come «l'impatto sull'economia del credit crunch, che si è aggravato dopo l'estate 2011, persisterà per buona parte della seconda metà del 2012». E i dati mostrano chiaramente la stretta: il totale dei prestiti erogati alle aziende italiane si è ridotto per sei mesi di fila a partire dall'ottobre 2011 (-0,3% il calo medio mensile calcolato) fino a marzo 2012. A pesare sulla dinamica dei prestiti il freno degli investimenti da parte delle imprese che comunque faticano a ottenere prestiti bancari o li ricevono a tassi di interesse troppo alti. In aprile si era registrato un lieve recupero (+0,8%) segnalato anche dal Governatore nelle sue Considerazioni finali. «Vi sono segnali che il miglioramento delle condizioni di liquidità delle banche stia favorendo l'offerta di credito» aveva segnalato Visco. Sullo sfondo la liquidità resa disponibile dalla Bce.
Ma non si è trattato di un punto di svolta: l'andamento dello spread in maggio e giugno, le tensioni sui mercati finanziari, la crisi bancaria spagnola non hanno aiutato. Secondo i dati dell'indagine Banca d'Italia-Sole 24 Ore evidenziati dal Csc di Confindustria «l'accesso al credito è peggiorato nel primo trimestre 2012 per il 33,9% delle aziende. La stretta addizionale di inizio 2012, che ha riguardato perlopiù le grandi aziende - avverte il Csc di Viale dell'Astronomia - si è sommata a quella attuata dalle banche dall'avvio della crisi e mai riassorbita ed è consistita soprattutto in un ulteriore aumento dei margini di interesse e nell'accorciamento delle scadenze». Questioni cruciali per le imprese. «I dati diffusi oggi sui prestiti sono un effetto della recessione – spiega il presidente della Piccola industria di Confindustria Vincenzo Boccia - con la contrazione dei consumi le aziende chiedono capitale circolante e non capitale per investimenti». E sul l'emergenza credit crunch aggiunge: «Vanno fatti ancora tanti piccoli passi avanti – precisa Boccia –, occorre per esempio un piano per mettere subito in circuito i quasi cento miliardi di pagamenti che la pubblica amministrazione deve alle aziende, su questo dobbiamo lavorare alacremente insieme al Governo sapendo che non c'è la bacchetta magica».
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