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Questo articolo č stato pubblicato il 18 agosto 2012 alle ore 08:12.

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TARANTO
Č la fine del 2009 quando decolla l'inchiesta «Ambiente venduto» («Environment sold out») della Guardia di Finanza di Taranto. Obiettivo: mettere sotto controllo le industrie che hanno discariche, verificare le autorizzazioni, scavare nelle loro attivitą. Attualmente sarebbero una ventina gli iscritti nel registro degli indagati per i quali si ipotizzano i reati di associazione a delinquere, corruzione e concussione. Politici e funzionari pubblici.
Č un'inchiesta affidata al pm Remo Epifani e che va oltre l'Ilva. E tuttavia proprio indagando su questo terreno scivoloso che i finanzieri arrivano a Girolamo Archiną, il consulente dell'Ilva estromesso dal presidente Bruno Ferrante lo scorso 4 agosto dopo che č venuto alla luce il modo spregiudicato con cui Archiną si muoveva affinchč l'Ilva non fosse penalizzata sul piano ambientale. E da quelle telefonate registrate nell'ambito di «Environment sold out», infatti, che vengono fuori l'aggancio di Archiną col consulente della Procura, Lorenzo Liberti, incaricato di un'indagine sulla diossina, la consegna a quest'ultimo da parte di Archiną (era il 27 marzo 2010) di una busta con 10mila euro perchč la perizia sull'Ilva fosse attenuata, i tentativi di premere su Giorgio Assennato, direttore generale dell'Arpa Puglia, e di risalire, condizionandola, lungo la scala delle autorizzazioni arrivando sino alla commissione del ministero dell'Ambiente deputata al rilascio dell'Aia.
«Liberti, poche settimane prima dell'evento in precedenza descritto – rileva la Finanza nella sua informativa alla Procura riferendosi appunto alla consegna dei 10mila euro –, aveva consegnato all'autoritą giudiziaria una prima relazione di perizia nella quale, sostanzialmente, in relazione al diffuso inquinamento da diossina nelle aree circostanti lo stabilimento Ilva, scagionava la principale industria indagata almeno per quanto attiene le emissioni provenienti dal camino individuato con la sigla E312». «Archiną – aggiungono le Fiamme Gialle – dice di ritenere che ormai lui (Liberti) sta in linea con le loro esigenze, significando, evidentemente, che la dazione dei diecimila euro č servita allo scopo».
Di questa perizia sulla diossina il vice presidente del gruppo, Fabio Riva – indagato per concorso in corruzione in atti giudiziari insieme a Liberti, Archiną, e all'ex direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso – parla anche col padre, Emilio, attualmente agli arresti domiciliari su ordinanza del gip Patrizia Todisco. Č il 26 giugno del 2010. Fabio prima rassicura il padre («la perizia tecnica sembrava andasse tutto bene»), poi comunque gli instilla un dubbio, una cautela: «Sģ, ma č meglio non dar niente per scontato con quella gente lģ eh!!!».
Il pm Epifani ha convocato Liberti a novembre scorso e in quella sede il docente universitario, gią preside di Ingegneria a Taranto, si č difeso: la perizia sulla diossina? Ineccepibile. Su quest'aspetto, a marzo scorso, il gip Giuseppe Tommasino ha concesso al pm una proroga delle indagini preliminari mentre in seguito l'inchiesta «Ambiente venduto» si č scissa in due tronconi: quello che riguarda Archiną, Liberti, Riva e Capogrosso unificato all'indagine Ilva sul disastro ambientale e utilizzato dalla Procura per dimostrare il potere condizionante dell'azienda sugli apparati pubblici, mentre tutta la parte non Ilva (appunto i 20 indagati) č rimasta al pm Buccoliero.
Ma se Archiną intratteneva buoni rapporti con Liberti, era invece ai ferri corti con Giorgio Assennato, direttore di Arpa Puglia. Scrive la Finanza su Archiną: «Sconfessare il lavoro dell'Arpa e delegittimare Assennato che viene visto come il vero e proprio nemico dell'Ilva, considerato che il suo rapporto sul benzoapirene ha scatenato un vero e proprio putiferio in conseguenza del quale il sindaco Stefąno ha emesso l'ordinanza n. 39 di adeguamento delle cokerie mentre il procuratore della Repubblica, Sebastio, ha aperto un nuovo fascicolo di indagine».
Nella conferenza stampa di ieri in Prefettura a Taranto il governatore Nichi Vendola e l'assessore regionale all'Ambiente, Lorenzo Nicastro, smentiscono che Archiną abbia potuto influenzare la struttura tecnica della Regione: «Parlano gli atti e tre leggi: diossina, benzoapirene e valutazione del danno sanitario. In Puglia abbiamo colmato un vuoto. Le intercettazioni descrivono una situazione ma la realtą documentale č altra». E ad Assennato Vendola conferma piena fiducia: «Č un punto di riferimento». Mentre al ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, viene chiesto se a occuparsi dell'Aia dell'Ilva sarą la stessa commissione che ha rilasciato un anno fa l'Aia all'Ilva e sulla quale l'azienda avrebbe esercitato varie pressioni: «Ho chiesto una relazione su quella procedura - risponde Clini –. La commissione non sarą pił la stessa in quanto diversi componenti hanno rimesso il mandato. La irrobustiremo di competenze avvalendoci della consulenza del l'Ispra». Mentre sulla gestione modello Archiną, Bruno Ferrante, presidente dell'Ilva, conferma il taglio netto verso «ogni procedura opaca e priva di trasparenza e correttezza verso le pubbliche amministrazioni».
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