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Questo articolo è stato pubblicato il 21 agosto 2012 alle ore 06:38.

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La «linea rossa» degli Stati Uniti in Siria sono le armi chimiche e biologiche. Nelle città del Paese sempre più insanguinato dalla guerra civile l'ultimo giorno di Ramadan si è chiuso con un altissimo bilancio di vittime e in serata il presidente americano ha avvertito con parole dure il regime di Bashar Assad: «Fino a questo punto non abbiamo deciso un impegno militare - ha scandito Barack Obama - ma per noi la linea rossa è vedere armi chimiche spostate da una parte all'altra o utilizzate».
Uno di questi eventi, anche il solo movimento degli arsenali, ha continuato il leader Usa in una conferenza stampa non programmata, «cambierebbe i miei piani». Perché, ha continuato, gli Usa non possono permettere «una situazione dove armi chimiche o biologiche cadano nelle mani delle persone sbagliate». E, ha aggiunto, «non sono del tutto fiducioso» che gli arsenali siano al sicuro.
Gli Stati Uniti hanno «messo a punto una serie di piani di emergenza» per affrontare il regime di Assad, la sua violenza sul popolo siriano, e pure le altre forze che stanno alimentando il caos nella regione. Ma Washington ha anche sottolineato che ci sarebbero davvero «conseguenze enormi» nel caso di scoperte relative ad arsenali chimici siriani. Secondo Obama a questo punto una conclusione morbida del conflitto, con l'uscita di scena volontaria del dittatore, sebbene auspicata e sollecitata con forza dagli Stati Uniti, non è più plausibile. Un «soft landing (atterraggio morbido, ndr) sembra alquanto distante» ha concluso il presidente.
Anche ieri la capitale siriana è stata teatro di pesanti combattimenti con le truppe lealiste, appoggiate da elicotteri e carri armati che hanno cercato di riconquistare il quartiere di Mouadamiya, più volte passato di mano tra ribelli ed esercito di Assad. Nelle stesse ore gli ultimi osservatori dell'Onu hanno lasciato Damasco: avrebbero dovuto monitorare il cessate-il-fuoco concordato il 12 aprile scorso con l'intervento della Lega Araba.
La tregua, tuttavia, non ha mai funzionato, violata fin dalle prime ore. Soltanto da allora sono state almeno 9mila le vittime del conflitto; 23mila i morti dall'inizio della rivolta contro Assad; 170mila le persone costrette ad abbandonare il Paese per sottrarsi alla violenza.
Sulle responsabilità della gravissima crisi, che rischia di destabilizzare l'intera regione, ieri le cancellerie hanno di nuovo lanciato accuse reciproche. Secondo il viceministro degli Esteri russo, Gennady Gatilov, «ci sono prove che i ribelli siriani vengano massicciamente riforniti di armi occidentali». La Francia, invece, ha replicato di non poter aiutare le forze anti-Assad con armi perché l'Europa, come ha sottolineato il ministro degli Esteri Laurent Fabius, ha imposto un embargo. «Per quanto riguarda le armi pesanti, soprattutto l'artiglieria antiarea - ha dichiarato Fabius - c'è un grosso problema: non possiamo dare armi a chi in un successivo momento potrebbe anche usarle contro di noi».
Parigi ha un ruolo importante nella partita siriana. Ieri il nuovo inviato delle Nazioni Unite, l'algerino Lakhdar Brahimi che ha sostituito Kofi Annan, ha incontrato il presidente François Hollande all'Eliseo. In Siria, ha detto Hollande dopo l'incontro, «non ci può essere una soluzione politica senza l'uscita di scena di Assad».
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IL CONFLITTO

La corsa all'arsenale
La Siria ha cercato di acquisire un arsenale di armi chimiche fin dagli anni Ottanta dopo le sconfitte nelle guerre israeliane del 1967, 1973 e 1982
Il Paese governato da Bashar Assad (nella foto) non ha mai aderito ai Trattati sulle armi chimiche: Damasco sostiene di non poter rinunciare unilateralmente alle sue armi di distruzione di massa finché Israele continua a rappresentare una minaccia per la sua sicurezza
Fin dal 1973 la Siria avrebbe acquisito la capacità di produrre armi chimiche e oggi il regime disporrebbe di vari tipi di agenti chimici: dal gas mostarda al sarin e forse anche il gas nervino VX, il più tossico mai sintetizzato. Non si conoscono tuttavia le quantità depositate nei vari siti segreti
I siti delle armi
Secondo Global Security ci sarebbero quattro siti di stoccaggio delle armi di distruzione di massa: uno poco a Nord di Damasco, il secondo nella città industriale di Homs, il terzo ad Hama, un quarto vicino al porto mediterraneo di Latakia
Secondo altri analisti nella città costiera di Cerin potrebbero essere prodotte armi biologiche
Le armi sono conservate per lo più in forma liquida e immagazzinate in fusti nascosti in bunker militari ma anche in cave naturali

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