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Questo articolo è stato pubblicato il 24 agosto 2012 alle ore 06:38.

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JOHANNESBURG
Il Sudafrica ha reso omaggio ieri ai morti della miniera di Marikana, mentre le proteste e le rivendicazioni dei minatori si sono estese ad altri centri del Paese e il presidente, Jakob Zuma, ha annunciato la creazione di una commissione d'inchiesta. In diverse città si sono svolte cerimonie in memoria delle 44 persone rimaste uccise, il 16 agosto scorso, nei disordini di Marikana, 34 delle quali abbattute dal fuoco della polizia.
Non ci sono state invece esequie collettive, poiché i corpi dei minatori uccisi sono stati riconsegnati alle famiglie, spesso residenti lontano dal sito della miniera di platino, che si trova a un'ora e mezza di auto a ovest di Johannesburg, la capitale economica del Sudafrica. Altre cerimonie si sono svolte a Mthatha, la città più vicina al villaggio di Nelson Mandela, nel sud rurale del Paese, da dove proveniva la maggior parte dei minatori e a Città del Capo.
In tutto il Sudafrica le bandiere sono a mezz'asta da lunedì, inizio della settimana di lutto nazionale decretata dal presidente Jacob Zuma, il cui governo è stato accusato di non aver agito per evitare il dramma, nonostante chiari segnali premonitori.
Alla miniera di platino di Marikana, di proprietà della società britannica Lomnin, le rivalità tra diversi gruppi sindacali, che avanzavano rivendicazioni salariali, avevano portato a pesanti scontri tra i minatori, costati la vita a 8 di loro e a due agenti di polizia. Il braccio di ferro è proseguito con le forze dell'ordine che il 16 agosto hanno aperto il fuoco sugli scioperanti uccidendo 34 di loro e ferendone altri 78.
Sei giorni dopo la sparatoria, il 33% dei minatori è tornato al lavoro e la direzione ha invitato anche gli altri a rientrare. Su richiesta del governo, la Lonmin ha rinunciato alla minaccia di licenziamento per coloro che non si fossero presentati. Intanto, in altre miniere di platino del Paese gli operai hanno incrociato le braccia per chiedere adeguamenti salariali.
Il presidente sudafricano Jacob Zuma ha nominato una commissione d'inchiesta per fare luce sulla morte di 44 persone nell'ambito dello sciopero alla miniera di platino di Marikana. La commissione indagherà «sulle questioni pubbliche, nazionali e internazionali che hanno portato alla morte di 44 persone, al ferimento di oltre 70 e all'arresto di 250», ha spiegato il presidente in un comunicato.
«Come nazione siamo sconvolti da quello che é successo, nessuno di noi aveva mai pensato che potesse succedere di nuovo», ha affermato l'arcivescovo anglicano Johannes Seoka rivolgendosi alle persone riunite a Marikana.
La folla, insieme a inni cristiani in zulu e xhosa, ha intonato anche un canto funebre dell'epoca dell'apartheid. Basso profilo per le forze dell'ordine che hanno preferito tenersi a distanza per evitare di alzare la tensione, ancora forte tra i minatori.
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LA CRONOLOGIA

L'escalation di violenza
Le rivalità tra diversi gruppi sindacali sulle rivendicazioni salariali hanno portato a violenti scontri tra minatori e polizie alla miniera di platino di Marikana, controllata dal gruppo inglese Lonmin. La situazione è degenerata il 16 agosto, quando le forze dell'ordine hanno sparato sui minatori. Il bilancio complessivo è stato di 44 morti. Il presidente Zuma ha annunciato ieri l'istituzione di una commissione d'inchiesta per accertare le responsabilità.

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