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Questo articolo è stato pubblicato il 25 agosto 2012 alle ore 08:15.

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ROMA
La vicenda della trattativa Stato-mafia, con annesse polemiche su Napolitano, continua a tenere banco, senza esclusione di colpi. All'idea rilanciata con forza nelle ultime ore da Antonio Di Pietro – il Governo si costituisca parte civile nel processo – è seguita la replica dissacrante di Fabrizio Cicchitto («vediamo che oramai Di Pietro è contemporaneamente giudice supremo, accusatore in servizio permanente effettivo, storico ortodosso, leader politico dell'antipolitica e capo dei sindacalisti operaisti. Non c'è limite alla provvidenza e anche alle disgrazie che capitano all'Italia»).
Per l'ex magistrato di Mani Pulite il solo fatto che possa esserci un dubbio «sulla costituzione del Governo come parte civile nel processo per la trattativa fra Stato e mafia del 1992 è una cosa incredibile, scandalosa e al limite della complicità». Si chiede Di Pietro come sia possibile che fra tanti partiti «pronti a riempirsi la bocca di altisonanti dichiarazioni contro la mafia, solo in pochissimi ci siamo espressi con parole forti e chiare a favore della costituzione del Governo come parte civile». Cicchitto risponde per le rime ma dall'IdV arriva a stretto giro la controffensiva ad opera di Luigi Li Gotti: «Cosa c'entra la costituzione di parte civile con il giudicare? Possibile che nessuno sia mosso a tenerezza per Cicchitto e gli abbia spiegato cosa è una parte civile nel processo?».
Pronta la contro-replica: «Li Gotti, prima di scrivere, legga. Ma capiamo che la sua vocazione per l'insulto è irrefrenabile. In ogni caso riconosciamo a Li Gotti che può dare lezione per ciò che riguarda la scandalosa gestione dei pentiti. È stato lì che in alcuni casi si é verificata una impropria trattativa tra pezzettini dello Stato e la mafia. Non a caso, sulla mala-gestione dei pentiti, sarebbe stata opportuna una commissione d'inchiesta parlamentare».
Accanto ai contrasti fra avversari "irriducibili" c'è poi la nuova accesa dialettica sulla trattativa tutta interna alla sinistra. A spingerla in evidenza è stato l'editoriale di Ezio Mauro apparso ieri sulla Repubblica, scritto su sollecitazione degli «avversari di sempre». Fra questi, chiaro il riferimento a Giuliano Ferrara che dal Foglio aveva chiesto al direttore di uscire allo scoperto dopo le posizioni contrastanti espresse sul giornale di Largo Fochetti da Gustavo Zagrebelsky ed Eugenio Scalfari. Mauro in particolare se la prende con una destra "trasfusa" a sinistra, che ricorda il Borghese, attaccando chi «delega alle Procure non per la giustizia ma per la redenzione della politica, considerata tutta da buttare, come una cosa sporca».
Intanto ieri il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, e il sindaco, Leoluca Orlando, hanno avuto un incontro, durato circa un'ora, a Palazzo delle Aquile. Ufficialmente per parlare delle iniziative che il Comune in vista dell'anniversario dell'uccisione di Carlo Alberto Dalla Chiesa. Ma il colloquio potrebbe anche avere toccato la situazione politica in vista delle prossime elezioni regionali.
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