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Questo articolo è stato pubblicato il 11 settembre 2012 alle ore 06:37.

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Glencore e Klesch restano in campo e continuano le richieste di informazioni per l'acquisizione del sito Alcoa di Portovesme. Proprio venerdì scorso al ministero dello Sviluppo è arrivata una lettera di Glencore in cui la società chiedeva delucidazioni ulteriori rispetto ai tempi di risposta della Commissione europea e altri particolari sull'interrompibilità semplice e la superinterrompibilità per abbattere i costi dell'energia. Lettera a cui è partita la risposta dal Mise ieri mattina presto, prima che iniziasse il tavolo ministeriale previsto per ieri. In tarda serata è stato concluso che lo spegnimento delle celle nel sito Alcoa di Portovesme sarà più graduale e sarà posticipato di un mese. Alcoa ha spiegato che le operazioni sulle celle cesseranno così il primo novembre e 50 celle saranno messe nella condizione di poter ripartire entro il 10 novembre, mentre l'impianto sarà completamente spento per il 30 dello stesso mese. Questo significa che il processo verrà eseguito in modo tale da consentire, tecnicamente, il suo immediato riavvio.
Dall'atteso, lungo incontro di ieri al Mise, è arrivata la conferma delle difficoltà, ma anche la volontà forte di trovare una soluzione e verificare come andare incontro alle richieste di Glencore e Klesch, che come ha spiegato il ministero «verranno convocati a breve per verificare lo stato di avanzamento della trattativa e per fornire adeguata assistenza per il superamento di eventuali ostacoli e difficoltà». Dopo molte riunioni separate fin dal mattino, in serata è stata questa la sintesi raggiunta nell'incontro finale tra il ministro Corrado Passera, il sottosegretario Claudio De Vincenti, il presidente della Regione Ugo Cappellacci, quello della Provincia del Sulcis Salvatore Cherchi, il viceministro al Welfare Michel Martone e i sindacati. Oltre all'Alcoa naturalmente. Questo é «uno dei casi più difficili che abbiamo al ministero» ma «non ho mai pensato che fosse un caso impossibile», spiega Passera. «Il mio impegno personale non é mai mancato e mai mancherà fino a quando sarò ministro», continua. Il Sulcis però richiede un impegno corale: «Mi impegnerò a trovare una soluzione per questo pezzo importante, ma dobbiamo lavorare tutti su un piano Sulcis», osserva Passera. «Il Mise e il Mit peraltro si stanno adoperando per trovare altre risorse oltre a quelle già identificate da regione e Provincia», aggiunge il ministro.
I due possibili acquirenti con cui la multinazionale americana si è detta disponibile a trattare, e cioè Glencore e Klesch dunque saranno convocati a breve, ma soprattutto proseguono nelle loro richieste di informazioni prima dell'avvio di un possibile negoziato. L'ultima lettera in ordine di tempo è appunto quella di venerdì di Glencore. La società fondata nel 1974 con quartier generale a Baar, in Svizzera, è una multinazionale attiva nel commercio e nella produzione di materie prime (minerali e metalli, fonti energetiche e prodotti agricoli) e in un'intervista al Sole 24 Ore (si veda il giornale del 6 settembre) aveva rilevato che le perdite del sito di Portovesme sono tra 80 e 100 milioni di euro e che sarebbero state necessarie modalità compensative di natura fiscale per arrivare a un prezzo dell'energia di 25 30 euro a MW/h. In una lettera, Alcoa comunque aveva parlato di disponibilità a riprendere il dialogo anche con Klesch, dopo averne rifiutato l'offerta in giugno. La società fondata nel 1990 con quartier generale a Ginevra, attiva nel settore delle commodities, soprattutto nella produzione di alluminio e nella raffinazione di petrolio, ha infatti inviato una lettera scritta ricevendo una risposta con la disponibilità di Alcoa. In ogni caso «faremo molta pressione sui due gruppi che hanno manifestato interesse ma lavoriamo in parallelo su tutto quello che può dare sviluppo al Sulcis», garantisce Passera.
I nodi per entrambe le società sono simili. Innanzitutto il costo dell'energia su cui però il Mise ha già dato una risposta a Glencore la scorsa settimana (e ulteriori dettagli, come si diceva, in una lettera, ieri mattina) spiegando che in merito al costo dell'energia è stata chiesta alla Commissione europea la proroga di tre anni (2013-2015) della misura cosiddetta di superinterrompibilità e di prevedere per i successivi dodici anni (6+6) – quindi in totale sarebbero 15 anni di "sconto" – misure che producono un analogo contenimento dei costi energetici (per esempio, il contratto di interconnector combinato con l'interrompibilità semplice). E poi il nodo occupazionale, visto che entrambe le società non sono disposte a riassorbire tutti gli addetti di Alcoa. Anche per questo, però, la lettera ministeriale indirizzata a Glencore individuava una soluzione. Non resta che aspettare la convocazione del Mise.
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