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Questo articolo è stato pubblicato il 27 settembre 2012 alle ore 21:45.

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Nel giorno in cui la commissione Giustizia del Senato preme sull'acceleratore del ddl Anticorruzione e il testo sembra avviarsi verso una rapida approvazione, spunta a sorpresa un emendamento del Pdl, subito ribattezzato "Anti-Batman", che rimescola completamente le carte e riaccende il braccio di ferro tra il Pdl (autore della proposta di modifIca) il Pd e l'Udc. La norma, che prevede dai 2 ai 6 anni di carcere per gli amministratori pubblici che commettono reati come quelli di Franco Fiorito o Luigi Lusi, viene difesa a spada tratta da tutto il Pdl, Angelino Alfano in testa, che la ritiene «indispensabile dopo le recenti vicende illecite, del tutto riprovevoli ed eticamente inaccettabili».

Pur convinti della sua utilità - e, soprattutto, del suo impatto sull'opinione pubblica - democratici e centristi si fanno man mano più convinti che la norma non sia altro che un escamotage del Pdl per far sì che sul testo dell'anticorruzione non venga posta la fiducia. Non usa mezzi termini l'Idv che con il proprio responsabile Giustizia, Luigi Li Gotti, li invita a non «cedere alle lusinghe» del Pdl che dietro la «propaganda» nasconderebbe una trappola.

A complicare la posizione di Pd e Udc arriva la sostanziale promozione della norma da parte dello stesso Guardasigilli che la definisce «una buona idea». E se anche la Severino ritiene prematuro parlare già oggi di fiducia, non può essere escluso che tale proposta possa confluire in un eventuale maxi-emendamento. Così facendo, però, il ddl Anticorruzione verrebbe modificato e dovrebbe ritornare alla Camera rallentando la sua entrata in vigore. Passaggio, questo, auspicato da tempo dal Pdl che punta a modificare il testo che era uscito in prima lettura sul traffico di influenze illecito e sulla corruzione tra privatì che - è la richiesta - «deve diventare perseguibile a querela di parte e non d'ufficio».

Spalle al muro, l'Udc annuncia in serata di ritirare tutti i propri emendamenti insistendo però sull'apposizione della fiducia. Mossa replicata - in parte - dal Pd che con la sua capogruppo, Anna Finocchiaro, si dice pronto al ritiro ma solo davanti alla certezza che il testo resti quello licenziato dalla Camera.

A complicare l'iter del ddl, e ad alzare probabilmente anche il livello di scontro tra i partiti rendendo vane le speranze del presidente della Commissione, Filippo Berselli, di chiudere tutto in fretta, spunta anche un altro contestato emendamento. Sempre a firma Pdl. Si tratta della norma "salva-Ruby" che prevede che ci sia concussione solo dietro scambio di denaro e non dietro scambio di altra utilità. Il testo, questa volta, è a firma dei senatori del Pdl Maria Alessandra Gallone e Luigi Compagna ed è identico a quello che era stato presentato a Montecitorio dal collega di partito Francesco Paolo Sisto.

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