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Questo articolo è stato pubblicato il 04 ottobre 2012 alle ore 13:02.

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Vasco Rossi assieme al dottor Paolo Guelfi direttore sanitario della clinica Villalba (Bologna) in una foto di archivio. (Ansa)Vasco Rossi assieme al dottor Paolo Guelfi direttore sanitario della clinica Villalba (Bologna) in una foto di archivio. (Ansa)

«Non va certo a casa a morire», rassicura tutti così, con una battuta secca, Paolo Guelfi, il direttore sanitario della clinica Villalba dove Vasco Rossi è stato ricoverato fino a ieri pomeriggio alle 14.30. Uscito contro il parere dei medici, che avrebbero preferito continuare la terapia a cui è stato sottoposto dal 12 settembre dopo un ricovero che, secondo la versione ufficiale della portavoce del Komandante, Tania Sachs, doveva essere solo per alcuni esami di routine e sarebbe dovuto durare un paio di giorni, ma che in realtà ne è durato 22.

Un ricovero misterioso durante il quale è stato diffuso un solo bollettino medico che indicava una degenza non brevissima e una situazione complessa che richiedeva la massima concentrazione e collaborazione tra il pool di specialisti che si occupano della salute del cantante di Zocca. Quel bollettino, datato 17 settembre è stato il solo a cui le migliaia di fans di Vasco si sono aggrappati nelle 3 e passa settimane di silenzio del loro idolo. In una saliscendi di speranze e disillusioni (alcuni avevano addirittura sperato di vederlo sul palco di Campovolo per il concerto per l'Emilia) fino alle 14.30 di ieri quando il Blasco è uscito, occhiali arancioni calati sul naso e cappellino a coprire la testa, dalla danza al primo piano di Villalba.

Salito in fretta su un'auto che lo aspettava è andato a casa, forse a Zocca, forse a San Lazzaro di Savena, alle porte di Bologna. Dove è impossibile saperlo: il riserbo di Vasco e del suo staff è massimo. Dovunque si trovi proseguirà la terapia che gli è stata prescritta per curare quella che sempre ieri Guelfi ha dichiarato essere una complessa situazione clinica. Ma il Komandante, dato per morto nella mattinata di ieri, non ne ha voluto sapere di restare ancora ricoverato. «Leggere o sentirti dire che sei morto è la migliore prova della propria esistenza in vita», avrebbe commentato uscendo. Poi, diversamente dal 14 ottobre dell'anno scorso quando appena dimesso postò un clippino per i suoi fans dicendo che era guarito da un aggressivo «batterio killer», il silenzio.

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