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Questo articolo è stato pubblicato il 06 ottobre 2012 alle ore 08:13.

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«La partecipazione alle primarie è aperta a tutte elettrici e gli elettori che dichiarano di riconoscersi nel Manifesto politico dell'Alleanza e si impegnano a sostenere l'Alleanza alle elezioni politiche del 2013, sottoscrivendo un appello pubblico per il successo dell'Alleanza stessa ed iscrivendosi all'Albo delle sue elettrici ed elettori. L'iscrizione all'Albo potrà avvenire dal 21° giorno precedente la data delle primarie fino al giorno del voto». È inoltre «previsto un doppio turno di ballottaggio tra i primi due candidati qualora nessun candidato raggiunga al primo turno il 50% più uno dei voti».

Niente altro. Nel dispositivo che oggi verrà votato dall'assemblea del Pd per dare mandato al segretario Pier Luigi Bersani di trattare le regole per le primarie del centro-sinistra con gli altri candidati (in primis il sindaco Pd di Firenze Matteo Renzi e il leader di Sel Nichi Vendola) i punti irrisolti sono lasciati volutamente tali. Non ci deciderà oggi, ma ci sarà ancora una settimana per trattare con gli altri candidati. Una soluzione a cui hanno lavorato i mediatori ad oltranza, in primis Walter Veltroni ed Enrico Letta, affinché l'assemblea di oggi non si trasformi in una «esplosione deleteria». Sia pure da due posizioni diverse (Veltroni neutrale e Letta schierato con Bersani), i due big lavorano da giorni ad una soluzione che contemperi l'esigenza di consentire la massima partecipazione con quella di evitare infiltrazioni ai seggi di estranei al centro-sinistra.

Dunque, per ora nessuna apertura da parte della segreteria sulle regole. La trattativa tra i candidati va avanti. Eppure durante la giornata di ieri il compromesso sembrava già raggiunto sui punti contestati da Renzi: ossia pre-registrazione in luoghi diversi dal seggio e doppio turno "chiuso" solo a chi ha votato al primo. In una riunione del comitato Pd per le primarie – che ha intanto dato il via libera alla deroga statutaria che permetterà a Renzi di candidarsi, dal momento che lo statuto prevede che in caso di primarie di coalizione il candidato del Pd è il segretario - il braccio destro di Bersani in segreteria, Maurizio Migliavacca, era apparso disponibile ad alcune modifiche. Presenti tra gli altri il responsabile organizzativo Nico Stumpo e i due membri del comitato Salvatore Vassallo e Pippo Civati, Migliavacca avrebbe anticipato una possibile soluzione in base alla quale può cambiare la norma sugli uffici diversi, uno per registrarsi e uno per il voto, prevedendo anche la possibilità di registrarsi al seggio al momento del voto. Qualche apertura pure sulla possibilità di votare solo al secondo turno, registrandosi in quel momento. Poi, dopo le indiscrezioni, la retromarcia: sia la presidente dell'assemblea Rosy Bondi sia Stumpo hanno ribadito che «le regole sono quelle, non cambiano».

I toni più distesi usati ieri da Renzi («ridiamoci su, che è meglio») confermano comunque che da parte di Bersani, nei colloqui avuti, sono arrivate delle rassicurazioni. Ma è in atto un braccio di ferro nella stessa segreteria tra "falchi" e "colombe", e in favore di regole rigide si sono schierati anche molti dirigenti. A cominciare dalla Bindi fino a Dario Franceschini e Giuseppe Fioroni. La strada del compromesso non è in discesa. Da Largo del Nazareno ieri ribadivano che «il luogo della registrazione in alcuni casi coinciderà con il luogo del voto, in altri no, e comunque sarà adiacente». Davide Zoggia, della segreteria, spiega che la pre-registrazione è anche un modo per evitare le file e i disagi al momento del voto. E fa anche notare che a differenza di quelle tenute per Prodi e Veltroni (sostanzialmente «confermative») queste sono vere primarie dalle quali uscirà il probabile nuovo inquilino d Palazzo Chigi. Come a dire una cosa seria, da accompagnare con regole serie.

Qualcuno dei mediatori all'opera fa intravvedere un possibile sbocco: la sensazione è che da Largo del Nazareno non si cederà sulla questione dei luoghi diversi in cui registrarsi e votare (niente gazebo in piazza per 20 giorni, insomma), ma si cederà invece sulla possibilità di allargare la platea al secondo turno. In definitiva non c'è solo Renzi con il quale decidere le regole, c'è anche Vendola. E nessuno ha sottovalutato la presa di posizione del governatore della Puglia, affidata giovedì a Twitter: «Se fosse vero che può votare al secondo turno solo chi ha votato al primo mi sentirei più un candidato di un reality show che delle primarie».

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