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Questo articolo è stato pubblicato il 11 ottobre 2012 alle ore 06:39.

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ROMA
Il Laziogate si allarga e fa una nuova vittima eccellente. Oltre all'ex capogruppo Pdl, Franco Fiorito, in carcere da più di una settimana, ora a essere indagato per peculato è anche Vincenzo Maruccio alla guida dell'Idv in Consiglio regionale. Ieri sono scattate le perquisizioni del nucleo valutario della Guardia di Finanza di Roma sia presso la sede del partito alla Pisana sia nelle sue abitazioni a Roma e in Calabria. L'accusa contestata a Maruccio dai magistrati capitolini titolari dell'inchiesta sulla gestione dei fondi ai gruppi in Regione è di essersi appropriato di circa 500mila euro attraverso venti bonifici con indicazioni generiche o assenti dai due conti dell'Idv sui propri conti personali. Ma nel mirino ci sono altri 200mila euro che sarebbero stati prelevati in contanti nell'ultimo anno. Anche in questo caso a far scattare l'inchiesta è stata una segnalazione da parte della Banca d'Italia che ha denunciato operazioni sospette sui conti del consigliere dell'Italia dei valori. Immediate le dimissioni del consigliere da tutti i suoi incarichi: dal partito, da coordinatore regionale dell'Italia dei valori, dal suo ruolo di capogruppo e soprattutto da consigliere regionale, sotto il pressing dei vertici nazionali. «Gli avevamo chiesto di rispondere entro tre ore – ha annunciato alla Camera il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro - ha risposto in tre minuti».
E sulle accuse che gli vengono contestate Maruccio ha assicurato: «Chiarirò ogni cosa nelle sedi opportune e ai magistrati inquirenti, ai quali ho già messo a disposizione la documentazione contabile». E poi si difende: «Non ho nulla da nascondere e voglio precisare che le risorse del Gruppo sono state utilizzate da me solo, in qualità di capogruppo consiliare, e non dagli altri componenti del gruppo (altri quattro, ndr), esclusivamente e soltanto per fare attività politica. Da oggi sono un privato cittadino e intendo difendermi nel procedimento penale a mio carico». Le spese per il "funzionamento" del gruppo dell'Idv in Consiglio regionale lo scorso anno hanno superato quota 1,2 milioni. Di queste oltre la metà per "gli organi del gruppo consiliare" e "diffusione attività del gruppo, stampa manifesti". Ma tra le uscite generiche ci sono anche oltre 130mila euro di collaborazioni e 41mila per alberghi, ristoranti e bar.
Il nuovo fascicolo aperto dalla procura di Roma sembra dunque dare corpo all'esistenza di quel "sistema", l'accordo di spartizione alla Regione Lazio dei fondi pubblici tra tutti i consiglieri, denunciato ai magistrati dall'ex capogruppo Pdl Fiorito. Che intanto resta in carcere dopo che ieri il Tribunale del riesame ha respinto la richiesta di revoca della misura cautelare avanzata dai difensori del consigliere pidiellino. Mentre ieri il presidente del Consiglio regionale Mario Abbruzzese ha ricevuto dal prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro il decreto di Palazzo Chigi che dispone la sospensione di Fiorito dalla carica di consigliere regionale. Con il blocco di stipendio e indenntià.
Lo scandalo Lazio si allarga riportando in primo piano l'urgenza di tornare alle urne per uscire dallo stallo in cui si trova la Regione. Un tema su cui ieri è tornato il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri, ribadendo la piena ed esclusiva competenza della presidente del Lazio Polverini a fissare la data del voto.
Ieri le Fiamme Gialle sono tornate non solo nella sede del Lazio, ma anche in quella di Marche e Piemonte. Nel primo caso la procura sta verificando – anche se al momento non risulta aperta alcuna indagine – le spese dei 15 gruppi consiliari e dei consiglieri dal 2008. Mentre la Gdf di Torino, su mandato della Corte dei Conti, è arrivata negli uffici del patrimonio per acquisire tutta la documentazione relativa alla maxiparcella da 20 milioni all'architetto Fuksas per la progettazione del grattacielo sede unica della Regione, i cui lavori sono stati avviati nelle scorse settimane nell'area dell'ex Fiat Avio accanto al Lingotto. Indagine partita nel 2010 su segnalazione ai magistrati contabili del presidente Cota.
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