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Questo articolo è stato pubblicato il 21 ottobre 2012 alle ore 08:19.

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MILANO
In questo 2012 complicato le sorprese per i sindaci non finiscono mai. L'ultima è arrivata nei giorni scorsi, quando il ministero dell'Economia ha modificato ex post il gettito dell'Ici assegnato a ogni Comune nel 2010. Una curiosità statistica?
Per nulla, perché il livello ufficiale raggiunto dall'Ici due anni fa determina la somma degli ex trasferimenti di quest'anno, che vengono tagliati di una cifra pari alla differenza fra l'Imu 2012 e l'Ici 2010. In soldoni, se si abbassa il dato della vecchia Ici aumentano i tagli al fondo di riequilibrio (gli ex trasferimenti, appunto), ed è proprio quello che è successo nei giorni scorsi. La vecchia Ici dovrebbe essere un dato ormai acquisito ma la tagliola, determinata da un «check di coerenza» (parole dell'Economia) tra Ici e Imu, è scattata in 1.200 Comuni: in oltre 450 casi l'Ici 2010 è diminuita di oltre di oltre il 10%, e in poco meno di 200 il crollo ha superato il 20%. Un problema non da poco, perché il taglio inaspettato che ha accompagnato queste revisioni arriva a 15 giorni dal termine (già pluri-prorogato) per chiudere i preventivi 2012, e costringe i sindaci a rifare un'altra volta i conti e trovare risorse per raggiungere il pareggio di bilancio. La strada più semplice, negli enti interessati, potrebbe essere un ritocco all'insù delle aliquote, perché c'è tempo fino al 31 ottobre. Nel gruppo dei Comuni penalizzati ci sono molti enti medio-piccoli ma anche capoluoghi di Provincia come Livorno, Ascoli Piceno e Lecce: «Di colpo - spiega Guido Castelli, sindaco di Ascoli - mi sono trovato con un milione in meno del previsto». Per altri sindaci questa nuova girandola dei numeri ha rappresentato invece una buona notizia, perché i tagli aggiuntivi indirizzati ai 1.200 Comuni citati sopra sono serviti ad aumentare le assegnazioni agli enti che dall'acconto Imu avevano ottenuto meno di quanto stimato dall'Economia, e si erano ritrovati con meno risorse del previsto.
La giostra delle stime sul gettito Imu nasce dal sistema introdotto a dicembre dal decreto «Salva-Italia» per quantificare le risorse assegnate ai Comuni. Il principio è semplice: la nuova Imu, che con i nuovi moltiplicatori ha gonfiato le basi imponibili rispetto all'Ici per ricavare dal mattone 11 miliardi in più rispetto al 2011. Nove di questi miliardi finiscono direttamente allo Stato grazie alla «quota erariale» (pari al 50% del gettito ad aliquota standard con l'eccezione dell'abitazione principale), ma anche così la nuova imposta avrebbe portato due miliardi in più ai Comuni. Per evitarlo, il «Salva-Italia» ha previsto un taglio aggiuntivo pari alla differenza fra Imu e Ici: se in un Comune l'Ici 2010 valeva 100 e l'Imu, sfrondata della quota erariale, 120, la differenza di 20 viene recuperata con una riduzione degli ex trasferimenti. Fra il dire e il fare, però, la distanza è nota, e l'applicazione ha generato un braccio di ferro continuo fra Governo e amministratori locali, che si è tradotto in quattro successive revisioni delle stime di gettito per ogni Comune. L'ultima è quella dei giorni scorsi, che però ha rivisto i dati dell'Ici 2010 rispetto al quadro tracciato dai consuntivi comunali prima e dall'Istat poi, ma la coperta è corta e i numeri continuano a non trovare pace.
Gli appassionati del genere possono stare tranquilli, perché la saga è destinata a continuare. Per il 2013, anzi, è già in programma una nuova puntata, dedicata questa volta alla Tares. Anche la tassa che i proprietari dovranno pagare per finanziare i «servizi indivisibili» dei Comuni (illuminazione pubblica, manutenzione strade e così via) avrà un'aliquota standard, pari a 30 centesimi per ogni metro quadrato dell'immobile, il cui gettito stimato dallo stesso «Salva-Italia» in un miliardo di euro sarà recuperato dallo Stato con un altro taglio ai fondi di riequilibrio dei Comuni. Ma anche qui c'è un problema: la tassa si applicherà sull'80% della «superficie catastale» ma i tecnici degli enti locali già fanno sapere che in moltissimi casi il dato non è a disposizione degli uffici comunali. Senza contare che, con la proroga obbligatoria degli attuali contratti di riscossione fino al 30 giugno fissata dal "decreto enti locali" (Dl 174/2012) non è chiaro chi potrà raccogliere l'imposta nelle migliaia di Comuni che oggi affidano gli incassi di Tia o Tarsu a gestori esterni, perché per legge la Tares può essere riscossa solo dal Comune.
gianni.trovati@ilsole24ore.com
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Le tappe
1
Il problema
L'Imu si applica su basi imponibili più alte di quelle dell'Ici: 9 miliardi di gettito aggiuntivo finiscono allo Stato con la «quota erariale», altri 2 ai Comuni
2
La clausola
Nessun Comune può ottenere con l'Imu più dell'Ici 2010 (ultimo dato "certificato"), per cui il gettito aggiuntivo viene sottratto con un taglio ai fondi di riequilibrio
3
«Battaglia» di cifre
Il confronto Imu-Ici è basato sulle stime di gettito assegnate dall'Economia a ogni Comune. La distribuzione è già stata rivista più volte
4
L'ultimo passaggio
Per coprire alcune revisioni, l'Economia ha abbassato ex post il gettito Ici 2010, determinando un taglio da corire entro il 31 ottobre. Da qui un nuovo rischio-aumenti

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