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Questo articolo è stato pubblicato il 22 ottobre 2012 alle ore 12:46.

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Nicole Minetti durante una seduta del Consiglio regionale della Lombardia (Fotogramma)Nicole Minetti durante una seduta del Consiglio regionale della Lombardia (Fotogramma)

Nel giorno in cui il presidente della Regione Lombardia Formigoni rivela il nome del suo vice e di alcuni assessori della nuova giunta cade anche il day after dei vitalizi per i consiglieri uscenti. Il 21 ottobre nel calendario dei privilegi della politica locale cadeva il termine di metà mandato superato il quale, secondo la legge regionale (n°12 /1995), avrebbero diritto a percepire il vitalizio all'età di 60 anni, a condizione di versare i contributi restanti per almeno altri due anni e mezzo.

Ma si sa che di questi tempi tutto è in fieri: la norma è stata recentemente modificata dal decreto legislativo 174 del 10 ottobre 2012, in base al quale nessuno ha diritto al vitalizio prima dei 66 anni di età e del compimento di almeno 10 anni di attività in consiglio. Si potrebbe definirli degli "esodati" sui generis quei consiglieri, quaranta su ottanta tra cui spicca Nicole Minetti, in attesa di sviluppi circa l'agognato e "sudato" assegno a vita - pari a un minimo di 1.300 euro - per chi verserà circa 2mila euro fino a fine legislatura con una spesa globale delle casse regionali di circa 6 milioni l'anno.

La loro incertezza sul futuro deriva dal decreto Monti "salva decenza" ossia il cosiddetto taglia-sprechi messo a punto con lo scopo di ostacolare simili privilegi alla casta locale, solo che a sua volta deve fare una corsa a ostacoli. Bisogna vedere come viene cambiato, rispetto alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale del 10 ottobre, nell'iter di conversione parlamentare e infine nel necessario passaggio di recepimento da parte della Regione Lombardia.

Si sa che nel nome del presunto federalismo dubbi di costituzionalità si sono levati sul decreto, in quanto la materia afferisce alle competenze delle Regioni. E non ci sarebbe da stupirsi che possano andare di nuovo "contromano", come nell'ultimo episodio da "dolce vita" romana della Governatrice laziale, all'opportunità del momento. Come noto le Regioni hanno le loro ragioni che la ragione dei normali cittadini non condivide più.

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