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Questo articolo è stato pubblicato il 30 ottobre 2012 alle ore 15:57.

Superano quota 5 milioni gli immigrati regolari in Italia. Di questi 1,3 milioni sono comunitari. Gli stranieri occupati sono circa 2,5 milioni, rappresentano un decimo dell'occupazione totale. Le stime sono tratte dal Dossier Caritas-Migrantes 2012, presentato oggi: il documento sottolinea che nel 2011 hanno perso il lavoro più gli immigrati che gli italiani (-170mila contro -75mila).

Tra gli stranieri sono aumentati sia i disoccupati (310mila) che il tasso di disoccupazione (12,1%, il 4% in più rispetto alla media degli italiani), mentre il tasso di attività è sceso al 70,9% (9,5% più che tra gli italiani). Le rimesse dall'Italia, leggermente diminuite nel 2010, sono tornate a crescere nel 2011 (7,4 miliardi di euro). Mentre gli introiti che gli immigrati assicurano alle casse pubbliche sono più elevati rispetto a quanto si spende per loro: il bilancio tra costi e benefici, per le casse dello Stato, derivanti dal lavoro degli immigrati, secondo le stime del dossier Caritas è positivo per 1,7 miliardi di euro.

Dal continente europeo, rende noto il dossier, arriva la maggior parte (50,8%) degli immigrati, seguita dall'Africa (22,1%), dall'Asia (18,8%) e dall'America (8,3%). I più numerosi sono i romeni (quasi un milione), seguiti dai marocchini (506 mila), gli albanesi (quasi mezzo milione) e gli ucraini (224 mila). L'Albania è il primo Paese per numero di studenti universitari, oltre 11 mila nell'anno accademico 2011-2012. L'Italia, secondo il dossier, è lo Stato membro che accoglie le collettività più numerose nell'Ue di cinesi, filippini, cittadini del Bangladesh e cingalesi.

La Caritas sottolinea poi come sia fragile il sistema italiano di accoglienza dei profughi e richiedenti asilo. Nel 2011 le domande sono state presentate in prevalenza da persone provenienti dall'Europa dell'Est e dal continente africano; quasi un terzo (30%) delle richieste prese in esame (24.150) è stato definito positivamente. Per far fronte alle esigenze di accoglienza l'Italia dispone di 3 mila posti che fanno capo al Servizio per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) in collaborazione con Enti locali, Regioni e mondo sociale, e di 2mila posti assicurati dai Centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara), mentre è di altri 3 mila posti la capienza dei Centri di accoglienza per immigrati. Oltre a questa rete di servizi già esistente, le Regioni - con il coordinamento della Protezione Civile - hanno dichiarato la disponibilità di altri 50 mila posti, di cui la metà è stata effettivamente utilizzata per accogliere le persone in fuga dal Nord Africa, che sono state in tutto circa 60 mila tra Tunisia e Libia. Manca tuttavia, secondo il rapporto, un sistema unificato e stabile, basato sul coordinamento di tutte le strutture coinvolte, anche per riuscire a garantire una maggiore attenzione alle categorie più vulnerabili, a partire dai minori.

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