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Questo articolo è stato pubblicato il 01 novembre 2012 alle ore 07:45.

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BARI
Nichi Vendola «assolto perché il fatto non sussiste». La formula più ampia di dichiarazione di innocenza che potesse ricevere dal Tribunale di Bari e che «mi mette nelle condizioni di poter cominciare la cavalcata delle primarie».
Il governatore della Regione Puglia abbandona il Palagiustizia visibilmente commosso, con al fianco il compagno Eddy Testa. L'accusa di concorso in abuso d'ufficio con l'ex dg dell'Asl Bari, Lea Cosentino, si è infranta dinanzi al gup Susanna De Felice. L'ipotesi del procuratore aggiunto Lino Giorgio Bruno e dei sostituti Desirée Digeronimo e Francesco Bretone, era che avesse fatto pressioni sull'ex manager. L'obiettivo: riaprire i termini scaduti di un concorso per primario di chirurgia toracica all'ospedale San Paolo di Bari, affinché partecipasse e vincesse il professor Paolo Sardelli.
Una ricostruzione fornita dalla stessa Cosentino in un interrogatorio dell'8 aprile 2001 e che ieri si è arenata dinanzi al Tribunale. Accuse infondate quelle dell'ex manager, così come insussistenti sono le ipotesi investigative della Procura, rimasta spiazzata dalla sentenza. All'ufficio requirente si aspettavano al massimo una sentenza di assoluzione «perché il fatto non costituisce reato». Una netta differenza con la formula del «fatto non sussiste».
Di certo c'è che la versione dei fatti fornita dalla Cosentino non convince. La donna ha ricostruito al pm Digeronimo che «Vendola mi chiese insistentemente di riaprire i termini del concorso per consentire al dottor Sardelli di parteciparvi». Per Vendola si tratta di «falsità», puntualizzando che «rabbrividisco all'idea che un incarico da primario sia dato sulla base di logiche politiche». La sentenza, dunque, «mi restituisce onore, non quello dei picciotti mafiosi, ma l'onore che è prescritto dalla Costituzione». «Chi mi conosce lo sa – continua – l'argomento processo era importante per me e un po' mi vergognavo perché l'idea di poter essere confuso con un qualunque Fiorito mi dava molto dolore».
Una differenza la evidenzia parlando di «codice Berlusconi e codice Vendola»: l'ex presidente del Consiglio «a fronte di una sentenza di condanna per frode fiscale, uno dei reati più infamanti che possano esistere, annuncia il ritorno sulla scena pubblica. Per me l'eventualità di una condanna per concorso in abuso d'ufficio era sufficiente per congedarmi».
Intanto Vendola non ha tempo da perdere e si rilancia con vitalità nelle primarie del centrosinistra. «Corro per battere Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi, quindi per vincere», ma ricorda: «Ho firmato con Bersani una carta d'intenti che dice che la mia ambizione è contribuire alla ricostruzione di un centrosinistra capace di vincere e di cambiare l'Italia. La mia ambizione non è ricostruire il recinto della sinistra radicale».
Bersani risponde con un sospiro di "sollievo" per l'assoluzione e affida una nota più ampia al suo comitato: «Da oggi le primarie diventano un appuntamento di confronto vero tra opzioni diverse nell'ambito di un progetto comune». Il sindaco di Firenze risponde indirettamente a Vendola attraverso l'ultimo libro di Bruno Vespa. «Se vincesse le primarie Matteo Renzi non disconoscerebbe il patto con Vendola. Chi vince deve governare il Paese. Io mi aspetto lealtà da Vendola, non avrei in programma un ribaltamento di alleanze».
Intanto dal mondo politico si sollevano auguri bipartisan per l'assoluzione, anche dal presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. «Sono felice anch'io per l'assoluzione di Nichi. E gli faccio i migliori auguri anche per l'altra vicenda». Il riferimento è a un'altra inchiesta della Procura di Bari, in cui Vendola è indagato con gli ex assessori alla Salute, Alberto Tedesco e Tommaso Fiore. Una transazione da 45 milioni tra Regione e nosocomio ecclesiastico Miulli di Acquaviva delle Fonti (Bari), che a breve potrebbe riservare sorprese.
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