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Questo articolo è stato pubblicato il 13 novembre 2012 alle ore 06:38.

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È destino che in Italia le strade di Naguib Sawiris e quelle delle telecomunicazioni s'incrocino di continuo. Dopo essere stato il padrone di Wind, venduta ai russi di Vimpelcom, in quella che è rimasta nella storia come la più grande scalata a leva nelle tlc mai fatta in Europa, ora il Faraone punta addirittura al colpo grosso. Entrare in Telecom Italia. Il magnate egiziano appartiene a una delle famiglie più facoltose del continente africano e lui personalmente è nella la Top 100 degli uomini più ricchi al mondo secondo Forbes. Ma un'offerta da 3 miliardi, in tempi di credit crunch e senza banche disposte a finanziare a leva operazioni di M&A, non è poca cosa. Anche perché 3 miliardi sono una cifra monstre per l'attuale capitalizzazione di Telecom: equivale al 30% della società. Scenario da fantafinanza.
Quando comprò dall'Enel la Wind, (con uno strascico di polemiche e una battaglia legale, poi vinta, con il finanziere Alessandro Benedetti), Sawiris era uno sconosciuto parvenu e sul piatto mise appena 500 milioni di equity in una scalata che valeva 12 miliardi. Sarebbe oggi in grado di sostenere un impegno di 3 miliardi di euro (o addirittura 5 come vorrebbero altri rumors)? A chi lo segue da vicino, l'affondo su Telecom Italia non desta troppo stupore. Primo perché, in più occasioni dopo l'addio a Wind, aveva manifestato l'interesse di voler rimanere in Italia. In secondo luogo, poi, da qualche tempo Sawiris ha iniziato a ruotare attorno alla galassia Telecom: la scorsa estate si è comprato il portale Virgilio dal gruppo guidato da Franco Bernabè. Mettendolo insieme a Libero (che già deteneva perché era una delle poche attività rimaste fuori dal matrimonio coi russi) ha creato il più grosso internet provider italiano. Ma l'investimento (attorno ai 100 milioni di euro) sono briciole rispetto a un'eventuale scalata Telecom.
Quando, nel marzo 2001, ha datto in sposa Wind ai russi del miliardario Mikhail Fridman, Sawiris ne è uscito con le tasche quasi vuote. Eppure Fridman aveva pagato 6,5 miliardi il gruppo Wind-Orascom. Peccato che soltanto meno della metà di quella, 1,5 miliardi, erano in contanti. E quei soldi Sawiris non li ha nemmeno mai visti perchè ha dovuto girarli ai tre fondi di private equity soci di minoranza di Wind. Il resto, 5 milardi, erano stati corrisposti in azioni Vimpelcom. Sawiris era diventato azionista di riferimento di Vimpelcom assieme ai russi, con una quota del 20%.
Da inizio anno, però, Sawiris ha iniziato il disimpegno, vendendo pacchetti di Vimpelcom e facendo cassa. Già da inizio estate è di fatto uscito del tutto. Dimostrando, innanzitrutto, ancora una volta un fiuto eccezionale per gli affari, perché negli ultimi mesi dentro Vimpelcom è scoppiata una guerra tra i russi e il socio di minoranza Telenor che non prometteva nulla di buono. Di fatto, Sawiris si finanzia la scalata Telecom coi soldi dei russi. Ma quanta della liquidità incassata da Vimpelcom è davvero disponibili Sawiris? Nulla si sa del prezzo che i russi hanno pagato. Ai tempi del matrimonio con Wind, Vimpelcom quotava 15 dollari alla Borsa di New York. Oggi il prezzo è attorno ai 10 dollari e il 20% di Sawiris equivarrebbe a circa 3 miliardi di dollari. Considerato, poi, che il pacchetto venduto ai russi permette all'oligarca russo Fridman di vincere la battaglia su Vimpelcom per estromettere i riottosi soci norvegesi, c'è da scommettere che ci sia stato un premio di maggioranza. Non si andrà lontanto dal vero ipotizzando che Sawiris siede su una montagna di liquidità da investire. Un'offerta pari a 3 miliardi di equity potrebbe essere alla portata del magnate, soprattutto se c'è un socio del calibro di Carlos Slim. Che poi riesca ad avere successo, è tutto da vedere.
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