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Questo articolo è stato pubblicato il 15 novembre 2012 alle ore 06:37.

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ROMA
«L'Italia è un caso a parte e non è un caso limite: ha un elevato debito pubblico ma non ha il problema dell'alto debito privato e bancario come nel caso di Regno Unito e Spagna. Ed è abituata a cavarsela con una bassa crescita. Se i Governi italiani continueranno a garantire l'avanzo primario, risparmiando sulla spesa pubblica e nel contempo aumentando le entrate tributarie con una vigorosa lotta all'evasione fiscale, il debito pubblico non porrà particolari problemi ai mercati». Per Neil Dwane, managing director e chief investment officer di Allianz Global Investors, i casi limite in questo momento sono altri, Stati Uniti, Gran Bretagna, Spagna e persino Francia. Più in generale preoccupa la montagna di debito pubblico, quello in bilancio e quello delle passività fuori bilancio, accumulato in tutti i principali Paesi industrializzati.
Dwane,responsabile dell'attività di gestione, ricerca e trading a Francoforte e Londra di AllianzGI (società leader mondiale con un patrimonio gestito di oltre 250 miliardi), è convinto che la soluzione principe e strutturale ai problemi italiani si trovi nell'emersione del mercato nero, nel recupero della base imponibile, quella che ora evade. «Il 20% circa del Pil italiano è in contanti, cioè in nero: se solo metà di questo ammontare, il 10%, ritornasse in bilancio e su questo si applicassero le tasse, l'Italia farebbe emergere almeno 2,5 punti di Pil. La crisi è grave e tutti dovranno fare la loro parte: per primi, i contribuenti. E il Governo Monti potrebbe fare di più per contrastare l'evasione».
L'Italia va nella direzione giusta, con le riforme strutturali e la disciplina di bilancio, ma non basta. Secondo Dwane la classe politica, in Italia e in tutta Europa, dovrà in futuro parlare più chiaro all'elettorato, dovrà trasmettere un senso di urgenza come quello che scattò nei popoli dopo la Seconda Guerra Mondiale; senza generare panico i politici devono dire l'amara verità sul problema del debito pubblico e delle passività pubbliche che sono insostenibili guardando ai prossimi 20-30 anni.
L'Italia e i Paesi europei in recessione non hanno grandi alternative, non possono svalutare né ricorrere all'inflazione, a differenza di quanto faranno Stati Uniti e Gran Bretagna per uscire dai guai. Per questo l'Italia non può abbassare la guardia. «La regola d'oro è sempre valida: con un debito/Pil al 100% e interessi sul debito al 5%, bisogna crescere al 6% per mantenere il debito costante – spiega Dwane –. Se invece i tassi d'interesse sui titoli di Stato salgono al 7-8%, come è accaduto in passato ai BTp, e la crescita si azzera, allora scatta l'insostenibilità del debito pubblico».
Dwane si rammarica che il Governo Monti non abbia avviato un corposo programma di privatizzazioni, dismettendo le aziende possedute dallo Stato e lasciando al settore pubblico il solo ruolo di regolarle: abbattere lo stock del debito pubblico è una priorità per l'Italia. Come alternativa, il Cio di AllianzGI rilancia: «l'Italia potrebbe usare le sue riserve auree, che la classificano al quarto posto nel mondo per dimensione, e metterle a garanzia dei titoli di Stato. In questo modo, gli oneri per il servizio del debito verrebbero più che dimezzati». E per rilanciare l'economia? «Le banche italiane devo essere incoraggiate, spinte a prestare più denaro alle start up».
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