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Questo articolo è stato pubblicato il 01 dicembre 2012 alle ore 15:34.

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Il pubblico ministero Fabio Picuti al termine della propria requisitoria in fase di udienza preliminare riguardante il crollo della Casa dello Studente, divenuto uno dei simboli del devastante terremoto abruzzese del 2009, ha chiesto la condanna a 4 anni di reclusione ciascuno per i tecnici autori dei lavori di restauro, seguiti nel 2000 nella struttura studentesca: Bernardino Pace, Pietro Centofanti e Tancredi Rossicone. Una condanna a 2 anni e 6 mesi é stata avanzata per il tecnico dell'Azienda per il diritto agli studi universitari (Adsu) che gestiva la struttura, Pietro Sebastiani. L'accusa per tutti é quella di omicidio colposo, lesioni colpose e crollo colposo.

Per i primi tre imputati il pm non ha voluto concedere le attenuanti generiche per la molteplicità e la gravità delle condotte omissive, nonostante siano tutti incensurati, mentre le ha proposte per Sebastiani. Il pubblico ministero ha evidenziato in aula che i tre tecnici avrebbero avuto tutto il tempo di poter intervenire in maniera adeguata nelle operazioni edili che si stavano effettuando.

Chiesta l'assoluzione per non avere commesso il fatto, invece, per i vertici dell'Adsu: Luca D'Innocenzo (presidente dell'epoca) e Luca Valente (direttore) nonché per i tecnici autori di interventi minori, Massimiliano Andreassi e Carlo Giovani. Questi imputati avevano scelto il rito abbreviato. Sempre Puciti é passato a definire le ultime posizioni di chi aveva deciso di intraprendere il percorso ordinario. In particolare il pm ha chiesto il non luogo a procedere sia per Giorgio Gaudiano, che negli anni Ottanta ha acquisito la struttura da un privato per conto dell'Ateneo, che per Walter Navarra, che ha svolto lavori minori in passato, entrambi per non aver commesso il fatto.

L'udienza é stata aggiornata al 15 dicembre, data nella quale verranno ascoltati gli altri avvocati di parte civile ed i primi avvocati degli imputati.

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