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Questo articolo è stato pubblicato il 05 dicembre 2012 alle ore 19:31.

Il rinnovo del contratto dei metalmeccanici fa da apripista all'applicazione dell'accordo interconfederale sulla produttività del 21 novembre scorso. Aziende e sindacati, in sede di contrattazione aziendale, potranno decidere di far slittare fino a 12 mesi l'erogazione della seconda e terza tranche di aumenti, in base a specifiche esigenze (crisi, start-up), che potranno essere pagati con gli accordi di produttività beneficiando di un trattamento fiscale e contributivo più vantaggioso.

Per il 2014 la posta in gioco è complessivamente di 600 euro: la seconda tranche di aumenti che scatterà dal 1° gennaio 2014, infatti, ammonta in media a 45 euro che potrebbero essere erogati sotto forma di salario di produttività beneficiando della cedolare secca al 10% ben più vantaggiosa dell'aliquota Irpef. Ovviamente bisognerà attendere il Dpcm del Governo che dovrà essere emanato entro il 15 gennaio per conoscere a quali criteri dovranno attenersi gli accordi di produttività per ottenere le risorse messe a disposizione dalla legge di stabilità (oltre 2,1 miliardi nel triennio). La stessa procedura si potrà confermare anche per il 2015, quando scatterà un aumento medio di 50 euro, sempre previo accordo tra Rsu e azienda. Ala fine di ciascun anno, sia la seconda tranche di 45 euro che la terza tranche di 50 euro di aumento, saranno inglobate nei minimi tebellari.

La novità è in linea con quanto previsto dall'accordo interconfederale siglato il 21 novembre dalle parti sociali, con l'esclusione della Cgil, che prevede espressamente la possibilità di destinare una quota degli aumenti della contrattazione nazionale al salario di produttività. Una prima applicazione, in realtà, era già stata introdotta dal contratto dei chimici, chiuso prima dell'accordo interconfederale, che avevano già previsto di destinare una quota dell'aumento alla contrattazione aziendale con la possibilità di posticipare fino a sei mesi le tranche in caso di crisi.

Ma per i metalmeccanici le novità non si fermano qui. L'aumento medio a regime di 130 euro è accompagnato da una maggiore flessibilità nell'organizzazione del lavoro per effetto dell'incremento delle ore di straordinario comandato e dell'elevazione dei limiti per l'orario pluri settimanale, con la possibilità per le aziende di far lavorare tre permessi retribuiti (i cosiddetti Par), pagandoli. La scommessa, in sostanza, è quella di dotare le imprese di una strumentazione adeguata per essere in grado di affrontare la crisi e di ripartire quando ci sarà la ripresa.

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