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Questo articolo è stato pubblicato il 14 dicembre 2012 alle ore 16:21.

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Militari arrestati in modo arbitrario in India, pescherecci sequestrati con i loro equipaggi in acque internazionali da Libia, Egitto e Tunisia. La lista dei Paesi che quando hanno a che fare con l'Italia non esitano a farsi beffe del diritto internazionale sembra decisamente allungarsi. Gli sviluppi della vicenda dei fucilieri Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, da tre mesi in attesa di una sentenza della Corte Suprema di Nuova Delhi che deve esprimersi sul ricorso italiano circa la giurisdizione del caso, umilia Roma a dieci mesi dall'arresto dei due militari.

L'ormai imminente chiusura dei tribunali indiani per le festività sembra smorzare le speranze espresse dal Capo di stato maggiore della Marina, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli (da gennaio promosso capo di stato maggiore della Difesa) e del sottosegretario agli esteri Staffan De Mistura di riportare a casa Latorre e Girone prima di Natale. Per questo i due militari hanno chiesto al tribunale del Kerala il permesso di recarsi in Italia per le festività natalizie come ha riferito l'agenzia indiana Pti confermata anche da fonti italiane informate della vicenda.

La notizia più sconcertante delle ultime ore riguarda però le autorità tunisine che hanno sequestrato l'8 dicembre il peschereccio Flori della flotta di Mazara del Vallo, fermandolo con i 9 marittimi a bordo a 35 miglia a sud di Lampedusa. "Il peschereccio è stato bloccato in acque internazionali'' ha detto Giovanni Tumbiolo, presidente del Distretto produttivo per la pesca Cosvap rivelando che il Flori è stato intercettato da "uno dei due pattugliatori che l'Italia ha donato lo scorso 1 dicembre alla Tunisia per il contrasto all'immigrazione. Se non è ridicolo è almeno paradossale che i tunisini sequestrino i pescherecci di Mazara del Vallo utilizzando i pattugliatori che l'Italia ha donato loro e che ai contribuenti sono costati 23 milioni di euro''.

La consegna delle due unità navali da 34 metri (una terza leggermente più piccola verrà donata prossimamente) destinate alla Guardia Nazionale tunisina e realizzate dai cantieri navali Vittoria di Adria (Rovigo) era stata celebrata con una cerimonia tenutasi due settimane or sono nel capoluogo di provincia veneto alla presenza del ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri.

"Sono strumenti moderni e molto efficaci al contrasto del traffico degli esseri umani – aveva detto il ministro - e fanno parte di una serie di scambi tra l'Italia e la Tunisia che vanno nel segno di una grande amicizia tra i due paesi". Evidentemente i tunisini non la pensano allo stesso modo e dopo averci spillato il denaro per tre muovi pattugliatori li utilizzano per compiere scorrerie degne dei pirati contro i pescherecci siciliani.

Nonostante le navi regalate dall'Italia "i migranti continuano ad arrivare, mentre vengono sequestrati i nostri pescherecci'' ha commentato Tumbiolo. Il caso del Flori non è certo isolato e negli ultimi mesi diversi pescherecci italiani sono stati bloccati dalle autorità libiche ed egiziane in acque internazionali come il Daniela L. trattenuto a Bengasi da due mesi. Imbarcazioni che solitamente vengono liberate dietro il pagamento di multe pretese perché la Libia, fin dai tempi di Gheddafi, ha esteso unilateralmente le sue acque territoriali fino a 72 miglia dalla costa "inglobando" tutto il Golfo della Sirte mentre l'Egitto si limita ad applicare la stessa pratica, arbitraria per il diritto internazionale, fino a 42 miglia.

Gli abusi perpetrati dai Tunisia, Egitto e Libia hanno il sapore amaro della beffa anche perché i regimi impostisi i quei Paesi con la cosiddetta "primavera araba" godono del supporto politico, militare e finanziario di Bruxelles e di Roma. In Libia, oltre ad aver combattuto contro Gheddafi, l'Italia schiera anche una missione militare (Operazione Cirene) di un centinaio di consiglieri e istruttori incaricati di addestrare le nuove forze armate di Tripoli. Non è la prima volta che motovedette donate dall'Italia vengino impiegate contro i nostri pescherecci. Il 12 marzo 2010 il motopesca Ariete venne colpito, sempre in acque internazionali, da raffiche di mitragliatrice esplose da una delle sei motovedette della Guardia di Finanza donate al regime di Gheddafi sempre per il contrasto all'immigrazione. A bordo della motovedetta c'erano anche sei militari delle Fiamme Gialle con il ruolo di osservatori e consulenti.

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