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Questo articolo è stato pubblicato il 22 gennaio 2013 alle ore 11:21.

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È attesa il 28 febbraio prossimo la sentenza d'appello per il rogo della Thyssenkrupp di Torino del dicembre 2007. Oggi si chiude la fase centrale del dibattimento in corso nella maxi aula numero 5 del tribunale, con la conclusione delle difese che hanno chiesto l'assoluzione per tutti e sei condannati in primo grado.

A fine febbraio tre giorni per le repliche poi, il 28, è attesa la sentenza. Sentenza che potrà confermare la condanna a 16 anni e mezzo per omicidio volontario con dolo eventuale a carico dell'amministratore delegato della società, Harald Espenhahn, e a pene tra i dieci e i 13 anni per gli altri cinque dirigenti. Oppure potrà ridimensionare reati riconosciuti e condanne inflitte.

In quell'incendio, la notte tra il 5 e il 6 dicembre, persero la vita sette operai lungo la linea 5. Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò e Giuseppe Demasi. La condanna in primo della Corte d'Assise risale al 15 aprile 2011. Una sentenza che rappresenta un punto zero per la giurisprudenza italiana, la cui revisione o conferma in appello, tra un mese, segnerà comunque un punto fermo.

La procura, rappresentata dal pm Raffaele Guariniello, Laura Longo e Francesca Traverso, ha chiesto tre settimane fa la conferma di tutte le condanne emesse. Lo stato di degrado dello stabilimento torinese, questo l'argomento principale dell'accusa, è stato alla base del terribile incendio divampato la notte tra il 5 e il 6 dicembre. Nella relazione introduttiva al processo d'appello il giudice a latere Paola Perrone ricostruisce i fatti di quella notte in base a quanto emerso dalle indagini: «Le vittime morirono o furono gravemente ustionate non perché si avvicinarono tanto alle fiamme da entrare in contatto con esse, ma perché furono raggiunte ed avviluppate da un flash fire, una nuvola incandescente di olio nebulizzato deflagrato per la presenza nell'ambiente di fiamme libere, che si espanse sfericamente per alcuni metri». Una nuvola di fuoco a cui sfuggì soltanto Antonio Boccuzzi, unico sopravvissuto all'incendio.

Al centro della discussione portata avanti dagli avvocati della difesa, il tema delle responsabilità negli eventi e la volontà di dimostrare, in fase di dibattimento, che l'azienda, a tutti i livelli, aveva adempiuto agli obblighi previsti dalla legge in materia di sicurezza. E che a causare quell'incidente furono una serie di concause imprevedibili. Tra queste, come evidenziato da acuni avvocati difensori, anche la negligenza degli addetti alla linea 5.

«Le anomalie accorse quella sera, quali la presenza del catarifrangente sotto la fotocellula, la presenza della carta attaccata al rullo in fase di lavorazione e il mancato presidio della linea da parte dei lavoratori, hanno creato di per sé una situazione fuori dall'ordinario e pertanto impossibile da prevedere e prevenire da parte del datore di lavoro» questo un passaggio di Ezio Audisio, avvocato difensore dell'amministratore delegato Espenhahn e di Gerald Priegnitz, direttore finanziario del gruppo. Sempre la difesa dei condannati di nazionalità tedesca ha chiesto inoltre la nullità delle indagini preliminari e di conseguenza del processo di primo grado per aver acquisito atti senza la traduzione in tedesco.
Sarà Franco Coppi, penalista, a intervenire oggi nell'ultima udienza riservata alle difese. Poi le repliche, a fine febbraio, e infine la sentenza d'appello

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