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Questo articolo è stato pubblicato il 23 gennaio 2013 alle ore 16:16.
Fabrizio Corona
Tradito dal gps dell'antifurto della sua auto, Fabrizio Corona ha terminato a Lisbona la fuga dalla polizia italiana e con essa la latitanza. Un team di investigatori italo-portoghese lo ha fermato prima che si costituisse.
Secondo la ricostruzione dell'Adnkronos, l'imprenditore del gossip si è mostrato «scosso e avvilito» davanti a chi lo arrestava per eseguire la sentenza di Cassazione che ha confermato la condanna a 5 anni di reclusione per l'estorsione nei confronti del calciatore David Trezeguet (successivamente, intervenendo a Studio Aperto, Corona ha smentito di aver pianto, minacciando di querelare chiunque riportasse questa versione dei fatti).
Nel 2011 la condanna per bancarotta
Quella di oggi è l'ennesima grana giudiziaria per il fotografo dei vip. Il 28 aprile del 2011 Corona era stato condannato dal Gup del tribunale di Milano Federica Centone a una pena di 4 anni di reclusione, al termine del processo con rito abbreviato per reati fiscali e bancarotta fraudolenta per il fallimento della sua società, l'agenzia «Corona's». In appello, l'accusa è stata confermata: nel giugno 2012 la corte d'appello di Milano conferma che Corona deve scontare 3 anni e 10 mesi di reclusione.
False fatturazioni per 17 milioni di euro
Secondo la ricostruzione della Corte dl'Appello, la «Corona's» - insieme alla «Lm Management» di Lele Mora - tra il 2005 e il 2007, anche in piena inchiesta «Vallettopoli», ha evaso 3,8 milioni. Il procedimento a carico di Mora e Corona vedeva coinvolte in tutto sei persone, accusate a vario titolo di una maxievasione fiscale realizzata con un sistema di false fatturazioni per circa 17 milioni di euro.
Il fotografo vip ha sempre respinto ogni accusa, anche quelle che, secondo alcune ricostruzioni, lo descrivono come possessore di fondi neri depositati in Svizzera, secondo alcune versioni, o a San Marino, secondo altre. Ma davvero l'ex compagno di Nina Moric e Belen ha accumulato un tesoretto pari a un quinto del gettito Imu?
Un «impero» formalmente in perdita
Osservando le informazioni presenti sull'imprenditore Corona nell'archivio delle Camere di commercio italiane, si scopre però che il nome del fotografo compare in cinque società. Due operative, ma con ingenti perdite iscritte a bilancio, una fallita e una in liquidazione.
La società fallita è quella già nota alle cronache per i guai giudiziari di uno dei suoi soci fondatori: la «Corona's». In questa società, fondata il 30 maggio 2002, Corona detiene solo lo 0,01% del capitale sociale (10.000 euro). Il restante 99,90% è a capo dell'Unione fiduciaria società fiduciaria e di servizi delle banche popolari italiane: società con fatturato da 6 milioni di euro e utili per 1,2 milioni (dati 2011).
La seconda società, in quanto ad anzianità, è la «Fenice», fondata nel 18 giugno 2007. Nel 2011 ha fatturato 1,9 milioni di euro, registrando perdite per 865.000 euro. A queste perdite si aggiungono quelle degli anni 2009 e 2010, pari, rispettivamente, a 226.000 e 342.000 euro. Il capitale della «Fenice» è di 10.000 euro: il 99% è in mano a Corona, l'1% al socio Tommaso Delfino.
Il 16 maggio 2008 Corona fonda la «Sciarrino», oggi in liquidazione volontaria (con atto del giugno 2009). Lo statuto della società recita: "attività di riprese fotografiche". In tre esercizi l'impresa ha accumulato perdite per 24.000 euro. L'unica voce a bilancio è quella relativa alle spese generali, nel triennio pari a 17.000 euro.
Infine, l'ultima creatura del fotografo arrestato a Lisbona: la «Toy boy». Fondata il 12 dicembre 2008, ha un capitale sociale di 20mila euro, interamente versato dallo stesso Corona, e ha come oggetto sociale «la vendita all'ingrosso e al dettaglio di articoli di vestiario confezionato, accessori e articoli vari di abbigliamento, compresi articoli in pelle e cuoio, e accessori moda in generale». L'amministratore unico, con poteri ordinari e straordinari, è Marco Bonato, fido collaboratore di Corona e imputato, insieme al fotografo dei vip, al processo di Vallettopoli. Anche in questo caso i conti risultano in perdita: 25.000 euro. Solo nel 2009, sono stati fatti acquisti per 55.000 euro, a fronte di 7.000 euro di ricavi.
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