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Questo articolo è stato pubblicato il 03 febbraio 2013 alle ore 18:43.

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Un ciclista cerca di guadagnare qualche soldo con la pubblicità mobile della finale del Superbowl 2013 passeggiando per le strade affollate di New Orleans, Louisiana (Epa)Un ciclista cerca di guadagnare qualche soldo con la pubblicità mobile della finale del Superbowl 2013 passeggiando per le strade affollate di New Orleans, Louisiana (Epa)

Il Super Bowl, l'appuntamento sportivo più atteso dell'anno, porta con sé una serie di numeri e previsioni, che molto spesso hanno poco a che fare con i team che si sfideranno questa notte sul campo del Mercedes-Benz Superdome di New Orleans, in Louisiana, per la finale del campionato di football americano.
Certo, il New York Times ha per esempio messo in prima pagina sul suo sito un sondaggio che invita i lettori a scegliere tra San Francisco 49ers e Baltimore Ravens e predire così il vincitore dell'edizione 2013 dell'evento. Ma a parte questioni prettamente legate alla National football leage (NFL), sono altri i tipi di punteggi record che la finalissima porta con sé. Come, giusto per iniziare, i 142 milioni di spettatori che - stando alle stime - si incolleranno allo schermo del loro televisore per guardare lo show sportivo,  più del numero record messo a segno l'anno scorso e pari a 111 milioni. Altro numero da non dimenticare: sono 5.200 i fortunati - e abbienti - che vedranno l'evento dal vivo stando allo stadio.

La pubblicità
Diciamolo pure. Il principale motivo per cui la maggioranza delle persone guarda l'evento è per potere avere il giorno dopo materiale con cui partecipare a lunghe conversazioni sulla pubblicità più bella andata in onda. Per trasmettere uno spot da 30 secondi, Cbs - il canale tv su cui ci si deve sintonizzare per vedere il Super Bowl - fa pagare tra i 3,7 e i 4 milioni di dollari, massimi di almeno gli ultimi 10 anni. Erano 3,5 milioni l'anno scorso, quando le spese complessive in iniziative e campagne promozionali toccò quota 262,5 milioni di dollari.

La politica si insinua
Anche la politica scende in campo in questa edizione del Super Bowl. Non ci sono infatti solo le pubblicità - molte già sul web - di gruppi automobilistici, bevande e telefonini (quella di Samsung è geniale e lancia una frecciata alle cause legali aperte dalla rivale Apple). Anche il dibattito sul controllo delle armi da fuoco trova spazio nell'etere. A dare il suo contributo e promuovere un'agenda cara al presidente statunitense Barack Obama è il sindaco di New York Michael Bloomberg. Mayors Against Illegal Guns - una coalizione di oltre 900 sindaci in 48 Stati americani - verrà trasmesso durante l'evento sportivo nell'area di Washington DC, dove i politici al Congresso sono molto divisi sul tema. L'intento: promuovere l'idea che serve condurre controlli sul passato delle persone intenzionate a comprare un'arma. Come? Mettendo in mostra il vicepresidente della potente lobby pro-armi (Wayne LaPierre della National rifle association) mentre una decina di anni fa ripeteva che i "background check" sono una buona idea. Peccato che nel frattempo abbia cambiato posizione.

L'impatto economico su New Orleans
Come ogni anno, gli analisti si cimentano nello stimare l'impatto che l'evento e il suo indotto avranno sull'economia di una città messa in ginocchio nel 2005 dall'uragano Katrina. Quest'anno si parla di una spinta da 434 milioni di dollari. Non male, se non fosse che due economisti - Victor Matheson e Robert Baade - hanno deciso di fare le pulci a quanto vantato dalla NFL nel 1999, ossia che il Super Bowl allora giocato a Miami avrebbe apportato benefici economici al sud della Florida per 339 milioni di dollari. I due si sono presi la briga di studiare retrospettivamente i ricavi attribuibili ai Super Bowl giocati tra 1970 e 2001. Il risultato? In media l'evento genera introiti tra i 30 e i 90 milioni di dollari. Poca cosa rispetto a quanto investito negli ultimi anni dalla città per abbellirsi, dicono i più scettici. Il sindaco di New Orleans Mitch Landrieu ha difeso quanto speso dicendo che le migliorie apportate a strade, aeroporti, hotel e ristoranti resteranno. Ma, dicono gli economisti, anche ammettendo che i prezzi di una camera d'albero a New Orleans salgano alle stelle, poco cambierà nelle tasche di chi lì ci lavora.

I benefici per gli investitori
Anche senza scommettere sul Super Bowl, si può finire quasi accidentalmente per trarne vantaggio nei panni da investitori. Stando a quanto riferisce il Washington Post citando il Super Bowl Market Predictor, il mercato azionario americano generalmente finisce l'anno in rialzo se a vincere la finale è il team appartenente alla vecchia National football league, la lega che aveva come concorrente l'American football league prima della loro fusione nel 1970. In uno studio pubblicato nel 1990 nel Journal of finance, Thomas Krueger e William Kennedy sostennero che la correlazione è nel 91% dei casi corretta. Dunque occhio alla performance dei San Francisco 49rs i vecchi membri della All-American Football Conference se perde la borsa cade.

La montagna di cibo
Soltanto il Giorno del ringraziamento supera la quantità di alimenti e bevande consumate dagli americani nel giorno del Super Bowl. Secondo varie stime, il popolo statunitense mangerà 1,23 miliardi di pezzi ali di pollo accompagnate da oltre cinque milioni di Kg di patatine e 82 milioni di pezzi singoli di avocado, il tutto 'bagnato' da bibite per decine  di milioni di dollari  e da 1.230 milioni di litri di birra (quasi 2.000 volte il volume di una piscina olimpica). Il marchio Dominos conta di consegnare ad asporto 11 milioni di fette di pizza. Insomma, l'apporto calorico schizzerà. E c'è chi nel 2005 ne ha fatto pure uno studio universitario (Brian Wansink della Cornell University) in base al quale gli studenti al college finiscono per mangiare il 56% in più.

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