Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 12 febbraio 2013 alle ore 06:37.

My24


ROMA
Le dimissioni del Papa escono da film, romanzi e libri di storia e irrompono nell'attualità. Grazie a Benedetto XVI che ha annunciato ieri mattina (in latino) di voler interrompere dal 28 febbraio il suo pontificato. «Sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l'età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino»: questa la traduzione delle parole pronunciate dal pontefice tedesco durante il concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto. Una formula che ricorda il "passo indietro" compiuto sullo schermo da Michel Piccoli in Habemus Papam di Nanni Moretti. E che in pochi minuti fa il giro del mondo.
Sono le 11.30 quando Papa Ratzinger comunica ai cardinali riuniti oltretevere che «per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell'animo». Un vigore – prosegue – «che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di vescovo di Roma, successore di San Pietro, a me affidato per mano dei cardinali il 19 aprile 2005».
Si chiude così dopo sette anni, dieci mesi e nove giorni l'esperienza di Ratzinger alla guida della Chiesa cattolica. È lo stesso pontefice a spiegare che «dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il conclave per l'elezione del nuovo sommo pontefice». Battute dall'agenzia Ansa alle 11.46, le dichiarazioni papali vengono subito rilanciate da siti web, tv e social media sparsi per il globo. E non poteva essere diversamente visto che l'ultimo pontefice a lasciare volontariamente lo scranno di Pietro era stato Gregorio XII nel 1415. E prima ancora, nel 1294, il Celestino V del «gran rifiuto» dantesco.
Tuttavia la sua è una scelta in parte annunciata. Tant'è che lo stesso Ratzinger nel libro intervista "Luce del mondo" del 2010 aveva dichiarato che «se un Papa comprende di non essere più in grado fisicamente, psicologicamente e spiritualmente, di assolvere ai doveri del suo ufficio, allora ha il diritto e, in alcune circostanze, anche l'obbligo di dimettersi». Ma non per questo è meno epocale. E un aiuto a comprenderla giunge da padre Federico Lombardi. Nel briefing con la stampa il portavoce della Santa sede sgombera il campo dalle voci di una malattia degenerativa. «Non risulta nessuna malattia in corso che influisca su questo tipo di decisione. Negli ultimi mesi – continua – è diminuito il suo vigore. Sappiamo l'età che ha e che è normale per persone in età avanzata vivere un declino delle proprie forze ed il Papa lo ha sentito negli ultimi mesi e lo ha riconosciuto con lucidità».
Nel qualificare il gesto di Joseph Ratzinger come «una grande testimonianza di libertà spirituale nei confronti del ministero che gli è stato affidato e dei problemi del governo della Chiesa nel mondo di oggi e dell'opportunità che possano essere affrontati con forze più giovanili delle sue», il portavoce vaticano chiarisce anche quale sarà il futuro del pontefice: «Dal 28 febbraio si trasferirà a Castel Gandolfo, poi terminati i lavori in corso si stabilirà nel piccolo monastero dove c'erano le suore di clausura, in Vaticano». E qui si dedicherà alla preghiera e allo studio. Senza avere alcun ruolo nel futuro conclave, che dovrebbe aprirsi tra il 15 e il 20 marzo. E che dovrebbe portare alla nomina del successore di Benedetto XVI prima di Pasqua.
La versione dei fatti fornita da padre Lombardi coincide sia con quella di Georg Ratzinger, fratello del pontefice («Sente il peso dell'età, lo sapevo da mesi»); sia con quella dell'Osservatore romano (la decisione «è stata presa da molti mesi, dopo il viaggio in Messico e a Cuba, in un riserbo che nessuno ha potuto infrangere»).
Le dimissioni papali vengono accolte con stupore e rispetto dagli alti prelati. Il decano del collegio cardinalizio ed ex segretario di Stato, Angelo Sodano, parla di «fulmine a ciel sereno» e dice: «L'abbiamo ascoltato con senso di smarrimento, quasi del tutto increduli». L'arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, si definisce «sorpreso completamente» dall'annuncio del Papa. Il segretario di Stato, Tarcisio Bertone, reputa la decisione «inattesa e sconvolgente», ma conferma di aver trovato il Papa sereno. E il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, commenta: è «una decisione che ci lascia con l'animo carico di dolore e di rincrescimento; ancora una volta Benedetto XVI ha offerto esempio di profonda libertà interiore».
E non poteva mancare un piccolo giallo. Con l'ex segretario personale di Giovanni Paolo II, Stanislaw Dziwisz, che prima cita l'esempio di Papa Wojtyla, rimasto sul soglio pontificio fino alla fine della sua vita perché riteneva che «dalla croce non si scende». E poi smentisce qualsiasi paragone tra vecchio e nuovo Papa.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Shopping24

Dai nostri archivi