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Questo articolo è stato pubblicato il 28 febbraio 2013 alle ore 12:30.
L'ultima modifica è del 24 aprile 2014 alle ore 14:24.

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Riduzione di pena per i vertici della Thyssenkrupp e condanna in appello per omicidio colposo "con colpa cosciente" e non per omicidio volontario -come invece aveva stabilito il tribunale in primo grado - a carico dell'ex amministratore delegato della Thyssenkupp, Harald Espenhahn. Con una pena passata da 16 anni e mezzo a dieci anni. La Corte d'appello di Torino presieduta dal giudice Giangiacomo Sandrelli ha rivisto condanne e reati inflitti in primo grado per il rogo avvenuto nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007 nello stabilimento Thyssen di Torino, in cui persero la vita sette operai.

Riduzione di pena e derubricazione del reato, dunque, per l'allora amministratore delegato della multinazionale, e condanne ridotte anche per i cinque manager (Gerald Priegnitz, membro del comitato esecutivo dell'azienda, Daniele Moroni, dirigente, Marco Pucci, Cosimo Cafueri, responsabile della sicurezza, Giuseppe Salerno, responsabile dello stabilimento), a cui la sentenza aveva in primo grado inflitto pene comprese tra i 10 e i 13 anni, in appello comprese invece tra i 7 e i 9 anni.

Le parole del giudice questa mattina hanno scatenato la reazione dei familiari delle vittime presenti: tra urla, proteste, disperazione, hanno deciso di occupare l'aula. "Non ce ne andiamo fino a che qualcuno non viene ad ascoltarci, vogliamo giustizia". Amaro è stato anche il commento di Antonio Boccuzzi, l'unico sopravvissuto all'incidente e oggi deputato del Pd. "Sono profondamente deluso" ha detto Boccuzzi, anche se, ha aggiunto, "quella della Thyssen resta una sentenza storica". Nel primo pomeriggio il procuratore capo Marcello Maddalena e il pm Raffaele Guariniello sono tornati in aula per tentare una mediazione con le famiglie.

"Speravamo nel riconoscimento del dolo eventuale – ha commentato il sostituto procuratore Raffaele Guariniello, che ha coordinato il pool dell'accusa nei processi di primo e secondo grado -. È stata riconosciuta comunque la colpa cosciente, questa sentenza mi spinge ad andare avanti su questa strada". Guariniello ha poi ribadito l'importanza e la valenza della sentenza in tema di sicurezza sul lavoro. Avevamo chiesto ai giudici, ha aggiunto, una domanda: quanto vale la vita di un uomo? "La risposta è stata 10 anni, comunque non ne sono mai stati riconosciuti tanti".

Dopo due anni d'inchiesta, il procedimento in primo grado si apre il 15 gennaio 2009 al Palazzo di giustizia di Torino. Un processo incentrato, come voluto dalla Procura, sulla dimostrazione delle carenze in tema di sicurezza all'interno dello stabilimento, carenze dovute, secondo la lettura data dai pm, alla volontà della multinazionale tedesca di spostare la produzione a Terni e dismettere lo stabilimento di Torino. La sentenza in primo grado è arrivata il 14 aprile 2011: più di 81 anni di carcere a carico dei vertici della multinazionale e dei responsabili dello stabilimento torinese. Con il riconoscimento dell'omicidio volontario (con dolo eventuale) a carico dell'amministratore delegato.
In fase di appello, le difese hanno puntato a chiarire i termini delle responsabilità e delle azioni messe in campo in tema di sicurezza e a dimostrare che lo stabilimento, e in particolare la linea 5, interessata dall'incendio, non erano in disuso. "E' stata accolta – ha commentato l'avvocato Ezio Audisio - la tesi difensiva, che ha portato al riconoscimento dell'insussistenza del reato di omicidio volontario plurimo con dolo eventuale, a carico dell'allora amministratore delegato, Harald Espenhahn, nonché la riduzione della pene per tutti gli imputati. In attesa del deposito della motivazione l'azienda può, sin d'ora, annunciare che gli imputati (e l'azienda per quanto di sua competenza) ricorreranno in Cassazione, per ottenere il pieno riconoscimento delle tesi difensive presso la Suprema Corte".

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