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Questo articolo è stato pubblicato il 17 marzo 2013 alle ore 08:22.
CITTÀ DEL VATICANO
«Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!». Papa Francesco nel giorno dell'incontro con i giornalisti e gli operatori dell'informazione nella sala Nervi lancia il primo messaggio "politico" al mondo del suo pontificato. Parole a braccio, con il sorriso. Messaggio nuovo, e stile nuovo, quello di Jorge Mario Bergoglio, che aggiunge: «La Chiesa esiste per comunicare la verità, la bontà e la bellezza in persona. Siamo chiamati tutti non a comunicare noi stessi ma questa triade esistenziale». Povertà, quindi, ma anche perseguimento della pace, e rispetto del creato, quindi dell'ambiente.
«Nella cappella Sistina avevo accanto a me il cardinale brasiliano Claudio Hummes, un grande amico», ha raccontato. «Quando la cosa è divenuta un po' pericolosa – ha proseguito raccontando la sua elezione – lui mi confortava, e quando i voti sono saliti a due terzi, momento in cui viene l'applauso consueto perché è stato eletto il Papa, lui mi ha abbracciato, mi ha baciato, e mi ha detto: non ti dimenticare dei poveri. Quella parola è entrata qui – ha aggiunto il Pontefice toccandosi il capo –, i poveri, i poveri. Poi subito, in relazione ai poveri, ho pensato a Francesco d'Assisi», ha spiegato ancora indicando così l'origine della scelta del suo nome da Papa. Tra l'altro ha rivelato che qualcuno gli ha detto di assumere il nome di Adriano VII, visto che il precedente fu un riformatore, o quello di Clemente XV, poiché Clemente XIV fu il papa che soppresse l'ordine dei gesuiti (si veda articolo a pag. 32 dell'inserto Domenica). Peraltro questi riferimenti sono anche ricchi di simbolismi (o coincidenze): Hummes è un francescano, e papa Clemente fu l'ultimo papa appartenente all'ordine di Assisi.
Va ricordato che tra gesuiti e francescani c'è sotto traccia una sorta di competizione storica (che risalirebbe alla cacciata di Ignazio di Loyola da Gerusalemme) che lui, assumendo il nome di Francesco, forse ha voluto in qualche modo gettare dietro le spalle.
Inoltre il Pontefice, facendo riferimento ad Adriano, ha fatto in qualche modo capire che essere dei riformatori è certo importante, ma non è la missione principale del suo ministero petrino. Infine, nel riferimento al Conclave ha fatto capire di aver preso molti voti, ben oltre quindi la "quota 77" necessaria per l'elezione.
Nell'incontro con gli operatori dell'informazione – al termine del quale non ha impartito la tradizionale benedizione per rispetto ai non credenti o appartenenti ad altre religioni, come ha spiegato in spagnolo – ha salutato il giornalista Alessandro Forlani, non vedente accompagnato dal cane-guida, e poi i direttori di testate cattoliche, tra gli altri Giovanni Maria Vian dell'Osservatore Romano, Marco Tarquinio di Avvenire, Dino Boffo di Tv2000, e il direttore della sala stampa padre Federico Lombardi, quest'ultimo applaudito con calore della platea per il gran lavoro svolto in questo periodo.








