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Questo articolo è stato pubblicato il 19 marzo 2013 alle ore 06:39.

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ROMA
Alta tensione nei 5 Stelle. Il mezzo incidente di sabato a Palazzo Madama, dove parte dei senatori si è pronunciata in modo difforme rispetto alla linea del gruppo sul nome di Pietro Grasso, ha lasciato ampi strascichi dietro sé. E non poteva essere diversamente, trattandosi della prima vera prova di "tenuta" del M5S dopo lo straordinario risultato elettorale. Già nell'immediato dallo stesso Grillo erano arrivate parole di disapprovazione per il comportamento dei ribelli. Qualcosa però deve aver suggerito cautela all'attore genovese se, alla reazione di domenica, è seguita ieri una seconda dalla sostanza appena più conciliante. Nella quale si spiega l'accaduto così: «I giochi erano già fatti per mettere in difficoltà il MoVimento 5 Stelle. Qualcuno, anche in buona fede, ci è cascato». Ben altro rispetto all'invito iniziale, rivolto ai colpevoli, di trarre «le dovute conseguenze» del loro gesto. Ora l'appunto sembra avere il senso di un avvertimento per quanto è probabile che avvenga ancora nei giochi di Palazzo. «Lo schema si ripeterà in futuro», si dice sicuro Grillo. «Berlusconi proporrà persone irricevibili, il Pdmenoelle delle foglie di fico. Il M5S non deve cadere in queste trappole». Primo effetto concreto della polemica è la nomina – annunciata da Grillo sul blog – di due coordinatori della comunicazione per i gruppi di Camera e Senato, rispettivamente Daniele Martinelli e Claudio Messora.
Intanto, i capigruppo del M5S a Senato e Camera, Vito Crimi e Roberta Lombardi, Beppe Grillo e «forse Gianroberto Casaleggio» dovrebbero formare la delegazione dei 5 Stelle alle consultazioni al Quirinale per la formazione del nuovo governo che inizieranno domani. Lo ha confermato lo stesso capogruppo del Senato.
Ma per i grillini sotto accusa è l'ora di offrire spiegazioni del voto deciso in autonomia. Alcuni sono usciti allo scoperto e hanno ricostruito le convulse trattative a ridosso del voto giustificando, in questo modo, quanto è successo. Secondo la senatrice Serenella Fucksia era stata concessa infatti libertà di coscienza: «Siamo usciti dalla riunione con l'indicazione di base di scheda bianca - ha rivelato a SkyTg24 - ma con possibilità di fare appello alla propria coscienza ed esprimere un voto antimafia». Non tutti sono d'accordo nel MoVimento e, per una parola definitiva, si aspetta l'assemblea dei gruppi. Codice degli eletti alla mano, si fa notare che «i parlamentari del M5S riuniti, senza distinzione tra Camera e Senato, potranno per palesi violazioni del Codice di comportamento, proporre l'espulsione di un parlamentare del M5S a maggioranza». Ma, nel caso in cui un parlamentare si trovasse costretto a lasciare, le dimissioni per essere effettive dovrebbero essere votate a maggioranza semplice dall'Assemblea: a regole vigenti non si può lasciare l'incarico se non con il consenso della maggioranza dei componenti l'Assemblea. «Ciò - spiega Pier Luigi Petrillo, docente di diritto e procedura parlamentare all'Università Unitelma Sapienza di Roma - è un'ulteriore conferma della sua assoluta autonomia rispetto sia al gruppo cui appartiene sia al partito».
Ieri, in serata, l'assemblea dei 5 Stelle ha scelto i propri candidati per le cariche di vertice alla Camera. Luigi Di Maio sarà proposto per la vicepresidenza e Laura Castelli per il ruolo di questore. Mentre Riccardo Fraccaro e Claudia Mannino saranno i candidati all'incarico di segretario d'Aula.
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