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Questo articolo è stato pubblicato il 21 marzo 2013 alle ore 22:10.

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È salito a 42 morti e almeno 84 feriti il bilancio dell'attentato contro la moschea al-Imane di Damasco, la più grande della capitale siriana, questo pomeriggio nel quartiere centrale Mazra.Idati sono del ministro della Sanità. Nell'attacco è rimasto ucciso anche il più importante imam sunnita filo-regime, Mohammed Saeed Ramadan al Bouti, e suo nipote. Il capo dell'opposizione siriana, Ahmed Moaz al-Khatib, ha condannato l'uccisione del religioso. Il precedente bilancio era di 15 vittime.

Nei suoi sermoni al Bouti aveva preso più volte posizione contro i gruppi jihadisti sunniti che si battono contro il regime del presidente Assad, appartenente alla minoranza sciita degli Alawiti, e aveva invitato i ribelli a deporre le armi.

Intanto è di almeno 117 morti il bilancio, ancora provvisorio, delle violenze e dei combattimenti che anche oggi hanno insanguinato la Siria. Lo scrivono gli attivisti dei Comitati di coordinamento locale in Siria sulla loro pagina Facebook. La maggior parte delle vittime, si legge, si è registrata a Damasco e nei suoi sobborghi, dove si contano almeno 62 «martiri».

Altre 18 persone - secondo gli attivisti - sono morte a Homs, nove a Idlib, otto ad Aleppo e altrettante a Daraa. Da Hama arrivano notizie di sette vittime, due a Hassakeh, altrettante a Raqqa e una a Dayr az-Zor. Tra i 117, stando agli attivisti, ci sono otto donne, quattro bambini e due persone morte sotto tortura.

Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha annunciato oggi l'apertura di un'inchiesta sul presunto uso di armi chimiche in Siria, di cui regime e ribelli si sono accusati a vicenda. secondo un'anticipazione del Washington Post, Ban Ki-moon si appresta ad inviare una lettera al Consiglio di Sicurezza dell'Onu in cui afferma che i combattimenti fra truppe governative e ribelli a ridosso del confine con Israele stanno «mettendo in pericolo la tregua» tra la Siria e lo Stato ebraico, tregua che regge da 39 anni.

Gli Stati Uniti hanno accolto favorevolmente l'apertura dell'inchiesta dell'Onu sulle armi chimiche, che era stata chiesta, oltre che dagli Usa, Francia e Gran Bretagna, dallo stesso regime di Damasco. E da Gerusalemme il presidente Barack Obama ha avvertito che Washington non tollererà l'impiego di questi armamenti da parte del regime.

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