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Questo articolo è stato pubblicato il 11 aprile 2013 alle ore 06:39.

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NEW YORK. Dal nostro corrispondente
Barack Obama ha inviato ieri un nuovo ramoscello d'ulivo ai Repubblicani per raggiungere un obiettivo comune: chiudiamo l'esperienza peggiore del 2013, archiviamo il "sequester" - quei tagli di spesa automatici e inesorabili che potrebbero costare fino a 400mila posti di lavoro all'economia – e manteniamo un equilibrio fra assistenza sociale e tagli di spesa nell'interesse del Paese e della classi più deboli.
È il senso politico del bilancio per l'anno fiscale 2014 che il Presidente ha inviato ieri al Congresso. Obama infatti nel discutere un'ipotesi di compromesso con i Repubblicani ha accettato per la prima volta di agire sulle pensioni accettando riduzioni parziali degli aggiustamenti delle pensioni al costo della vita - e di ridurre la spesa sanitaria pubblica e altre voci di spesa assistenziale. Il presidente tuttavia continua a insistere sulla necessità di aumentare le entrate dello stato attraverso l'eliminazione di deduzioni fiscali. «Non ci sono, non ci possono essere vacche sacre per nessuno dei due partiti – ha detto Obama – è giunto il momento di mettere da parte gli interessi politici e lavorare insieme per il Paese».
Obama propone un bilancio per l'anno fiscale 2014, che comincerà il 1° ottobre che produce complessivamente un disavanzo di 744 miliardi di dollari, contro i 973 miliardi di dollari proiettati per il 2013. Questo ridurrebbe il rapporto disavanzo/Pil al 4,4% contro un rapporto del 10,1% nel momento peggiore della crisi economica. Per il 2016 il rapporto scenderà a quota 2,8% e per il 2023 si arriverà a un rapporto dell'1,7%. Complessivamente, su base decennale, la riduzione del deficit arriverebbe in 10 anni a 1.800 miliardi di dollari. Aggiunti ai tagli già concordati le riduzioni di spesa complessive raggiungono i 4.300 miliardi di dollari. Ma Obama chiede equilibrio, ad esempio, vuole stanziare 66 miliardi di dollari in dieci anni per aiutare gli stati a mantenere gli asili nido. I fondi saranno coperti da un aumento delle tasse sul tabacco. Obama propone crediti fiscali fino al 10% per le piccole aziende che aumenteranno la forza lavoro e gli stipendi. Ma propone anche di eliminare alcune deduzioni fiscali che renderanno neutri i suoi tagli e propone un aumento del salario minimo a nove dollari all'ora.
Sul fronte fiscale Obama propone riduzioni di spesa, ma anche aumenti degli introiti fiscali attraverso l'eliminazione di deduzioni. Un esempio? L'eliminazione di un credito fiscale per chi compra aerei privati, o certe agevolazioni fiscali per le compagnie petrolifere. Ma se la posizione di molti senatori repubblicani è favorevole a un compromesso anche sul fronte delle entrate per le casse dello Stato, quella dei deputati repubblicani alla Camera è rigidamente ideologica e contraria a qualunque nuovo aumento fiscale. «Abbiamo dato le nostre concessioni alla fine dell'anno scorso – ha commentato ieri a caldo John Boehner, presidente della Camera repubblicana – ho già detto che di altri aumenti di tasse non se ne parla. Dovremo agire sul fronte della spesa, tagliando i programmi di investimenti infrastrutturali, affondando le forbici su altri tagli alla spesa sociale».

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