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Questo articolo è stato pubblicato il 11 aprile 2013 alle ore 06:41.

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ROMA
La disciplina di bilancio non è in discussione, ma vanno individuati ulteriori «margini di flessibilità» rispetto ai target concordati in sede europea. In sostanza, spetterà al nuovo Governo verificare con Bruxelles se, dopo lo sblocco di 40 miliardi di crediti commerciali delle amministrazioni pubbliche, si possano aprire spazi aggiuntivi ad esempio in direzione degli investimenti produttivi. Margini che si renderebbero disponibili qualora, come pare probabile, la Commissione europea deliberi in maggio l'uscita del nostro Paese dalla procedura per disavanzo eccessivo.
Il lavoro di ricognizione dei "saggi" indicati dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano nel gruppo di lavoro sulle riforme economiche è di fatto quasi concluso. Domani mattina saranno rese note le conclusioni, cui hanno offerto il loro contributo il presidente dell'Istat, Enrico Giovannini, il ministro per gli Affari europei, Enzo Moavero Milanesi, Salvatore Rossi per la Banca d'Italia e i presidenti delle due commissioni speciali di Camera e Senato, Giancarlo Giorgetti e Filippo Bubbico. Quest'ultimo conferma che oggi in tarda mattinata si terrà la riunione conclusiva, in vista della predisposizione delle proposte. Un contributo importante verrà offerto anche in relazione al Def 2013, approvato ieri dal Consiglio dei ministri che lo stesso presidente del Consiglio, Mario Monti ha definito un «work in progress». È proprio la sezione relativa alle riforme strutturali per favorire crescita e occupazione, parte rilevante del Programma nazionale di riforma da presentare anch'esso a Bruxelles insieme al Def, a dover essere riempita di contenuti. Suggerimenti, input, naturalmente, poi spetterà al prossimo governo decidere se e con quale scansione temporale farli propri.
Uno degli input che giunge dalla commissione dei saggi è di uscire in fretta dalla spirale dei soli tagli, puntando al tempo stesso con forza sul pedale della crescita. Si dovrà tra breve aprire il dossier relativo alle spese indifferibili da finanziare da qui alla fine dell'anno, e al tempo stesso monitorare se le nuove stime sul Pil potranno essere rispettate. Un poco auspicabile (ma non improbabile) peggioramento del ciclo oltre il -1,3% stimato dal Governo avrebbe effetti di trascinamento sul deficit. Poiché, con la manovra sui debiti della Pa, siamo a un passo dalla soglia limite del 3% (che Bruxelles continua a ritenere invalicabile per noi), ecco che per prima cosa andrà evitato di ricorrere a nuove manovre depressive. Da qui l'input a riaprire la trattativa con Bruxelles, facendo leva sul raggiungimento del pareggio di bilancio in termini strutturali (al netto delle variazioni del ciclo e delle una tantum), certificato anche ieri dal nuovo Def approvato dal Consiglio dei ministri, e sul conseguimento a regime di un consistente avanzo primario.
D.Pes.
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