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Questo articolo è stato pubblicato il 23 aprile 2013 alle ore 10:16.

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Il mondo dell'università e della ricerca riuniti a Roma per ricordare Rita Levi Montalcini. Si è svolta ieri mattina nell'aula magna della Sapienza il convegno "Una vita da Nobel, ricordo di Rita Levi-Montalcini" dedicato alla scienziata italiana scomparsa il 30 dicembre dello scorso anno. Alla cerimonia ha partecipato anche il ministro Francesco Profumo che, a proposito del futuro dei nostri atenei, si è augurato che accanto al tema delle risorse si ponga con forza anche quello della programmazione.

Il ricordo di Rita Levi Montalcini
Alla commemorazione del premio Nobel nonché senatrice a vita, Rita Levi Montalcini, che ieri avrebbe compiuto 104 anni, hanno partecipato tra gli altri i ministri dell'Economia e dell'Istruzione, Vittorio Grilli e Francesco Profumo, i presidenti dell'Istituto superiore di sanità (Iss) e del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), Enrico Garaci e Luigi Nicolais, e il rettore della Sapienza, Luigi Frati. Nel suo intervento Profumo ha definito la scienziata una «donna che ha dato lustro all'Italia per la sua parabola professionale e per quella umana», ricordando un aneddoto risalente al 2006. Quando, nel ritirare la laurea honoris causa in ingegneria biomedica, Montalcini invitò tutti a superare la distinzione tra ricerca di base e applicata e a soffermarsi piuttosto sulla differenza tra buona e cattiva ricerca. Parole che per Profumo sono state «una dichiarazione forte su come sia sbagliato per uno scienziato ragionare in maniera settoriale, privilegiando l'approccio unitario e di sistema e guardando a come le attività di ricerca possano facilitare il raggiungimento del bene comune anziché ostacolarlo».

Il futuro dell'università italiana
Intervenendo a un'altra manifestazione in ricordo della senatrice a vita, "OpenScience. La scienza va a rete unificata in ricordo di Rita Levi Montalcini', Profumo si è soffermato sul futuro dei nostri atenei. Un elemento centrale restano le risorse. Con i suoi 6,6 miliardi nel 2013 il fondo di finanziamento ordinario (Ffo) rischia di non bastare neanche a pagare gli stipendi di docenti, ricercatori e personale delle università. Per cui, ha spiegato Profumo, servono sì più fondi ma anche più bravura nel programmare. Da qui il suo augurio affinché il «prossimo governo abbia la capacità di capire che sulla ricerca, sulla scuola e sulle diversità. Non si possono fare 'stop and go' - ha aggiunto -. Ci vuole una programmazione pluriennale, le risorse non sono tante ma si deve sapere quante sono nel tempo, perché parliamo di progetti che durano anni».

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