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Questo articolo è stato pubblicato il 06 maggio 2013 alle ore 19:18.

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Per il Financial Times, il programma di Enrico Letta è «un libro dei sogni» ed è improbabile che diventi realtà. L'affondo viene da un editoriale del quotidiano britannico: secondo il Ft, «la strana coalizione di Roma realizzerà pochi cambiamenti economici», visto che i partiti della «fragile coalizione» hanno priorità economiche differenti.
Ma Letta ribatte: «Anche i sogni ci vogliono», ha detto il premier durante la conferenza stampa sulla nomina del commissario per Expo 2015: «Ci vuole un po' di follia visionaria… anche l'Expo lo era sette anni fa, era una follia visionaria e oggi siamo qui. I sogni servono anche alla politica arida dei numeri».

Il Primo ministro italiano è «il nuovo eroe di quelli che sono contro l'austerità», scrive il Ft. Nel suo primo discorso in Parlamento, ha detto che vuole cancellare aumenti di tasse pari a 6 miliardi di euro. Nel viaggio a Berlino, Bruxelles e Parigi ha sollecitato i partner ad attuare politiche per la crescita e l'occupazione.
«Ma se si gratta la superficie si vede che il messaggio di Letta è più contrastante», osserva l'editoriale. Il governo dice di volere stare entro il limite del 2,9% del deficit concordato con Bruxelles per il 2013. «Questo obiettivo non è coerente con l'allentamento fiscale», sottolinea il Ft.
La "wishlist", ovvero la lista dei desideri, di Letta ha prima di tutto uno scopo interno: intende «tenere insieme un'ampia e fragile coalizione, che include partiti con differenti priorità economiche», Pd, Pdl e Scelta Civica. Secondo il quotidiano sarebbe più facile metterli d'accordo su riforme politiche, come il taglio del numero e delle retribuzioni dei parlamentari.

Per il Ft non è chiara la tesi di un ampio stimolo fiscale in Italia. Anche se l'intervento della Bce ha calmato i mercati e il calo dei rendimenti sui titoli pubblici ha dato a Roma uno spazio di manovra extra, il debito pubblico stimato al 131% del Pil nel 2013, «è uno dei più alti del mondo sviluppato».
«Il governo deve stare attento a scegliere le tasse da tagliare», avverte l'editoriale. Silvio Berlusconi vuole abolire l'Imu, mentre secondo il Ft gli sforzi di letta di alleggerire il peso del fisco dovrebbe cominciare dal cuneo fiscale sul lavoro, che favorirebbe la competitività.
«Roma dovrebbe cercare di finanziare questi tagli fiscali attraverso una riduzione della spesa corrente», consiglia l'editoriale, sottolineando che «c'è molto grasso da tagliare», a cominciare dai tre livelli di autorità locali.
Secondo il Ft, «Bruxelles dovrebbe essere tollerante verso un moderato aumento del deficit di bilancio, se usato per finanziare investimenti in beni produttivi, comprese scuola e università». In cambio, la Commissione europea dovrebbe chiedere all'Italia di spingere più a fondo sulle riforme strutturali per migliorare la performance di crescita, che è poco brillante.

«Ma la resistenza dei partiti sarà forte», scrive il quotidiano, pronosticando che il centrosinistra bloccherà i tentativi di riformare il mercato del lavoro e il centrodestra si schiererà con avvocati e farmacisti, ostacolando gli sforzi di aprire le professioni. Conclusione: «È inverosimile che il libro dei sogni di Mr Letta diventi realtà».
Analogo scetticismo sul programma di governo di Letta viene da Wolfgang Münchau. Sotto un titolo che definisce «solo chiacchiere» la svolta anti-austerità dell'Italia, l'opinionista sostiene che la Germania non accetterà in nessun modo lo stimolo fiscale a favore dei Paesi del Sud Europa. A suo parere, l'austerità resterà finché esisterà l'euro.

Sempre sul Financial Times, un'analisi di Guy Dinmore avverte che finora i mercati sono stati indulgenti, ma se il "matrimonio forzato" della coalizione di Letta volterà le spalle alle riforme economiche, la credibilità dell'eurozona potrebbe di nuovo essere messa alla prova ("L'Ue ansiosa di vedere se Italia starà su strada giusta").

Mentre Le Monde mette in evidenza sulla homepage del suo sito web che secondo Letta «L'Ue non deve rimare solo con imposte e austerità», Les Echos osserva che in altri tempi le misure di rilancio del nuovo premier italiano «avrebbero potuto provocare i fulmini di Bruxelles». Ora invece Olli Rehn è rimasto «relativamente conciliante», nota Les Echos, promettendo la prossima uscita dell'Italia dalla procedura d'infrazione per deficit eccessivo «se il Paese darà prova di serietà».

El Pais, in occasione della visita del premier italiano oggi a Madrid, definisce Letta «un leader serio con i piedi d'argilla». Il nuovo Primo ministro italiano «patisce le imposizioni del suo alleato» Berlusconi. Mentre Letta cercava credibilità davanti all'Europa, Berlusconi «gli lanciava la prima minaccia», via l'Imu o niente appoggio.
Al di là dell'economia, il nuovo governo italiano fa notizia sui siti esteri anche per le polemiche su razzismo e omofobia. Le Figaro ha sulla copertina online un grosso titolo sulle «derapate della classe politica» che inquietano Letta.
Il problema di come reagire alle discriminazioni si è imposto dopo che la sottosegretaria Michaela Biancofiore ha fatto commenti "omofobi" e la ministra dell'Integrazione Cécile Kyenge è stata «vittima di insulti razzisti».
Libération parla di «ondata razzista contro una ministra italiana». Lo spagnolo Abc.es segnala la vicenda Biancofiore: «Destituita sottosegretaria italiana per avere criticato i gruppi gay».

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