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Questo articolo è stato pubblicato il 07 giugno 2013 alle ore 06:42.

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ROMA
Con un piglio istituzionale ribadito dallo slogan «liberare la società dalla paura» Alessandro Pansa fa il suo esordio alla Scuola superiore di Polizia. Alla presenza del ministro dell'Interno, Angelino Alfano, il nuovo direttore generale del dipartimento di pubblica sicurezza coglie al volo l'attualità: il disagio sociale «preoccupa» più degli scontri - le violenze a Terni ancora bruciano - e per questo la polizia farà «sempre di più per agevolare il dialogo e la mediazione». Ma poi, assicura, la protesta «per quanto motivata, non potrà mai sfociare in episodi di violenza».
Pansa sottolinea che «rivolgeremo particolare attenzione ad ogni forma di abuso verso le donne e i minori» e inoltre sarà estesa e intensificata «la vigilanza anche al web, che sempre più spesso viene utilizzato per scopi denigratori, se non per veri e propri atti di intimidazione». Lotta all'immigrazione clandestina e azione prioritaria per la sicurezza urbana sono altri due obiettivi centrali dell'azione del nuovo capo nella Polizia. Ma l'interrogativo di tutti è: Pansa agirà in continuità o in discontinuità rispetto al passato? Lui stesso riconosce che «mi è stata lasciata un'eredità non da poco dai miei predecessori» e ricorda «un sodalizio nato circa 30 anni orsono con Gianni De Gennaro ed Antonio Manganelli che - e lo dico con lo strazio nel cuore - purtroppo non ritrovo oggi tra noi». Ma è certo che il nuovo capo della Polizia ha una comunicazione e una visione, almeno in parte, differente da chi lo ha preceduto. Nel citare il dipartimento di Ps parla di «un'azienda» dove «negli ultimi anni i modelli strategici e organizzativi sono stati rimodulati». Manganelli un anno fa con il cuore in mano disse di sè «io non sono un manager»: lui si sentiva sbirro dentro e fuori, punto.
Di sicuro Pansa ha in mente, priorità tra le priorità, un tema imprescindibile per le sorti di tutte le forze dell'ordine: le risorse finanziarie ormai scarse, scarsissime. «Oggi la nostra sfida è anche quella di gestire i mezzi di cui disponiamo facendo ricorso a moderne logiche di management, funzionali all'incremento dei risultati a risorse invariate» dice rivolgendosi ad Alfano. Ma non basterà: sarà necessario guardare a Bruxelles, i fondi Pon e ogni altra possibile opportunità. E il viceministro Filippo Bubbico è un esperto in questo senso. Certo è che i commissariati sono in condizioni fatiscienti, per pagare gli straordinari ai reparti mobili si fanno salti mortali, insomma: i soldi per la sicurezza ci vogliono, non c'è storia, qualcosa bisognerà inventarsi. Pansa promette: «Avrò sempre cura di tutelare i diritti delle donne e degli uomini delle forze dell'ordine, garantendo condizioni dignitose di lavoro». Ieri in serata sono state già attivate riunioni sulla lotta al cybercrime, l'immigrazione clandestina, la protezione dei più deboli. La direzione centrale della Ps per l'immigrazione da giugno è vacante, è probabile che la scelta di Pansa ricadrà su un nuovo prefetto sufficientemente giovane per fare un'azione programmata e strutturata nel tempo. E non ci saranno proroghe a chi sta per andare in pensione (direzione anticrimine, affari generali e segreteria del capo, solo quest'anno). Per il ministro Alfano «la polizia è pronta a raccogliere le sfide che l'attendono».
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