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Questo articolo è stato pubblicato il 25 giugno 2013 alle ore 09:19.

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Decine di perquisizioni e otto indagati dal filone Belsito-Lega Nord

Il filone "Belsito" riserva una sorpresa dopo l'altra. In questo momento 70 agenti della Dia di Reggio Calabria, Milano e Genova stanno dando luogo a 25 perquisizioni (tra cui alcune sedi societarie oltre a 3 banche) per risalire ai rapporti finanziari e imprenditoriali di otto indagati che sono Romolo Girardelli, Pasquale Guaglianone, Giorgio Laurendi, Bruno Mafrici, Ivan Pedrazzoli, Giuseppe Sergi, Michelangelo Tibaldi e Angelo Viola.

Per tutti il pm della Procura di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo e – e questa è una novità – il pm Francesco Curcio della Direzione nazionale antimafia, ipotizzano un'associazione per delinquere – al cui interno opera una componente di natura segreta – collegata e servente rispetto alla cosca De Stefano di Archi di Reggio Calabria, articolazione operativa di vertice dell'associazione di tipo mafioso ed armata denominata ‘ndrangheta, già rappresentata in territorio lombardo da Paolo Martino. Alle perquisizioni seguiranno i sequestri di tutto il materiale ritenuto di interesse.
Il programma criminoso – secondo la Dda di Reggio e la Dna – ha consentito agli 8 indagati, ciascuno per la propria quota parte, di agevolare la cosca De Stefano nel contesto economico e finanziario (nel cui ambito si pianificavano complesse attività di riciclaggio e reimpiego di capitali illeciti e controllo delle attività imprenditoriali riferibili alla cosca) e nel contesto politico e istituzionale (nei quali le relazioni personali, tra cui quella con Francesco Belsito, venivano e vengono sfruttate per consolidare e implementare la capacità di penetrazione e di condizionamento mafioso).
Al centro di tutto secondo Dda e Dna, oltre al ruolo primario di Mafrici, Guaglianone e Laurendi, c'è la Mgim srl di Via Durini 14 a Milano. Per i pm, infatti, attraverso molteplici operazioni di consulenza finanziaria e commerciale illecita, sono state poste in essere attività dirette ad agevolare operazioni di riciclaggio o reimpiego di ingenti capitali di provenienza delittuosa.
Nel corso delle indagini preliminari sono emersi continui contatti e collegamenti tra i soggetti investigati e appartenenti ad ambienti politici e istituzionali, che hanno anche consentito a più di un indagato – ben collegato secondo l'accusa alla cosca De Stefano – di ricoprire incarichi in ambiti operativi.

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