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Questo articolo è stato pubblicato il 26 giugno 2013 alle ore 06:41.

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NEW YORK
Un impegno etico e una missione economica. Barack Obama ha presentato un nuovo piano ambientale, per ridurre le emissioni dell'effetto serra anche in assenza di nuove legislazioni da parte del Congresso. Un piano definito «un obbligo morale» e che punta sullo sviluppo di fonti rinnovabili e nuovi requisiti di efficienza, su incentivi federali all'iniziativa privata per miliardi di dollari e sulla liberalizzazione commerciale e la maggiore cooperazione globale nell'energia pulita. «Come presidente, padre e americano - ha detto Obama - sono qui per dire che dobbiamo agire», ricordando che il riscaldamento globale «ha un forte impatto sulla vita di tutti».
«Intendiamo ridurre l'inquinamento da anidride carbonica che causa il cambiamento climatico e minaccia la salute pubblica - ha fatto sapere la Casa Bianca -. Abbiamo limiti su arsenico, mercurio e piombo ma consentiamo alle centrali di rilasciare quanta anidride carbonica vogliono, un inquinamento che contribuisce a rischi più elevati di asma e a più frequenti e severe inondazioni e ondate di caldo».
I provvedimenti - che garantiranno una già promessa riduzione delle emissioni del 17% sotto i livelli del 2005 entro il decennio - rappresentano il più ambizioso tentativo di un presidente americano di fare i conti con l'effetto serra, definito da Obama la scorsa settimana a Berlino «la sfida dei nostri tempi». Ma minacciano anche di sollevare polemiche: l'opposizione repubblicana è da sempre contraria a strette federali di regolamentazione sull'ambiente, denunciando il pericolo di aumentare i costi per le imprese e di soffocare la creazione di posti di lavoro. Gli ambientalisti, da parte loro, si sono sentiti traditi in passato dagli scarsi risultati ecologici ottenuti da Washington: una legge di "cap and trade" appoggiata dalla Casa Bianca si arenò in Congresso nel 2010. Ora temono che il nuovo sforzo rimanga aleatorio o sia seguito da concessioni su altri progetti, a cominciare dalla costruzione del gigantesco e controverso oleodotto Keystone XL dal Canada. Una decisione governativa è in arrivo nei prossimi mesi.
Obama, che per lanciare la nuova strategia ha scelto un discorso pomeridiano alla Georgetown University di Washington, farà scattare più in dettaglio una serie di provvedimenti a livello governativo, ispirandosi al principio politico caro alla sua amministrazione di "All of the above", tutte le soluzioni credibili senza pregiudiziali. Anzitutto verrà dato l'incarico all'Agenzia per la protezione Ambientale, l'Epa, di lavorare per stabilire, insieme alle autorità locali, standard di emissione per le centrali energetiche nuove (entro settembre) e vecchie (entro giugno 2015), che sono responsabili di oltre un terzo delle emissioni totali. Scatteranno poi garanzie federali su prestiti per 8 miliardi destinati a progetti di efficienza e innovazione nell'energia fossile, quali le tecnologie per catturare e immagazzinare i gas nocivi.
I provvedimenti non finiscono qui: la Casa Bianca gestirà un ampliamento dei permessi per lo sviluppo di fonti rinnovabili sui terreni pubblici, per offrire elettricità generata da tecnologie solari e eoliche a sei milioni di abitazioni entro il 2020. Aumenterà anche l'efficienza dei grandi immobili industriali e commerciali del 20% entro il 2020. Il tutto per raggiungere il traguardo di tagliare di tre miliardi di tonnellate, pari a oltre metà del totale, le emissioni di anidride carbonica entro l'anno 2030.
Obama, al contempo, intende migliorare i preparativi per gestire le crescenti emergenze ambientali e gli eventi climatici estremi nel Paese, a cominciare dagli uragani dopo i disastri causati sulla costa orientale da Sandy. E un pilastro cruciale per la Casa Bianca di Obama sarà l'azione internazionale. La strategia prescrive un maggior coordinamento, con Washington in un ruolo di leadership e con attenzione a iniziative bilaterali assieme ai grandi paesi emergenti afflitti da drammi di inquinamento quali Cina, India e Brasile. Saranno trovati finanziamenti per sette miliardi da dedicare a progetti climatici mondiali, anzitutto diretti alle nazioni considerate più vulnerabli ai disastri. E un capitolo a sé, nella cooperazione globale, spetterà all'eliminazione di barriere commerciali a prodotti legati all'energia pulita.
A pag. 31
Prezzi del carbone in caduta
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