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Questo articolo è stato pubblicato il 28 giugno 2013 alle ore 19:28.

È morto Giuseppe Rotelli. Lo comunica una nota. «Oggi - afferma il comunicato - circondato dall'affetto dei suoi cari, la moglie Gilda i figli Paolo Marco e Giulia e dei suoi più stretti collaboratori, alle ore 19,10 è venuto a mancare il professor Giuseppe Rotelli». L'imprenditore «da oltre due anni lottava contro una malattiache non gli ha però impedito di essere nel pieno della sua attività sino all'ultimo, con la passione che ha sempre contraddistinto il suo impegno per la costante crescita del suo amato gruppo e della grande rete ospedaliera che ha saputo costruire».
Un grande imprenditore della sanità
Giuseppe Rotelli ha costruito la sua fortuna imprenditoriale sulla sanità privata, ma la sua passione è stata l'editoria. Nato nel 1 945 a Pavia consegue la maturità classica e si laurea in giurisprudenza nel 1969. Inizia la carriera universitaria e, fin da subito, comincia anche a collaborare come consulente della Regione Lombardia all'epoca di Piero Bassetti. La svolta arriva nel 1980 quando il padre, che aveva fondato l'Istituto di cura Città di Pavia e il Policlinico San Donato, ha un ictus. Rotelli si trova di fronte al bivio se continuare la sua attività di giurista o prendere in mano le aziende di famiglia. Opta per la seconda. Sotto la sua gestione, l'attività cresce e nel 2000 si presenta l'occasione del grande salto. Antonino Ligresti, fratello di Salvatore, decide di vendere il suo gruppo attivo nella sanità privata (tre ospedali più le cliniche Città di Milano e Madonnina) dopo l'incidente nella camera iperbarica del Galeazzi che il 31 ottobre 1997 aveva ucciso 11 persone. Rotelli decide di comprare e paga 290 miliardi di lire. Il gruppo cresce ancora, arriva a contare 18 ospedali, uno in Emilia Romagna, e il resto nelle province di Milano, Monza, Pavia, Como, Bergamo e Brescia. Si arriva all'inizio del 2012 quando Rotelli batte la concorrenza di Malacalza e acquista l'ospedale San Raffaele per 405 milioni di euro; una struttura di eccellenza che però deve essere rilanciata dopo essere finita quasi in fallimento per la gestione dissennata di don Verzè che ha lasciato oltre 1,5 miliardi di debiti.
Il pallino per l'editoria
Oltre alla sanità, Rotelli è però sempre stato un grande appassionato di editoria. Ha investito ne La Voce di Indro Montanelli, ultima esperienza giornalistica del giornalista toscano uscito da Il Giornale. Ha provato a comprare testate locali e Telelombardia. Poi l'avventura in Rcs iniziata nel 2006 quando acquista, prima, l'1,6% e proseguita, alla fine dello stesso anno, rilevando la quota della Bpi che lo porta al 5%. Nel corso degli anni l'imprenditore sale fino al 16%. Nell'ultimo periodo, però, il cambio di rotta: decide di non sottoscrivere l'aumento di capitale che il gruppo editoriale ha lanciato e che è tutt'ora in corso. La prospettiva era ormai quella di vedere diluire la sua quota sotto al 4%.
L'erede
Adesso che è mancato a raccogliere il testimone saranno la moglie e i figli. In una delle poche apparizioni pubbliche, quando aveva presentato l'acquisizione del San Raffaele ai dipendenti, nel maggio 2012, aveva voluto riconoscere il ruolo della famiglia, della moglie, una persona che da 25 anni segue le attività. Poi aveva tracciato la successione con il ruolo nuovo che stava assumendo il figlio Paolo definito scherzosamente "un galletto". «Paolo - sottolineò - ha fatto tutte le scuole in Francia perché erano più severe, adesso fa Sciencepo (Scienze politiche, ndr). È fra i primi del suo corso e l'anno prossimo entrerà in azienda rinunciando ad andare all'Enà, dove si forma la classe dirigente francese e da cui arri va anche il nuovo presidente Francois Hollande». Rotelli aveva chiara per lui la strada: «Farà esperienza lavorando sotto padrone: sarà assistente di qualche manager come hanno fatto le persone che si sono formate nel gruppo».
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