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Questo articolo è stato pubblicato il 04 luglio 2013 alle ore 20:28.
L'ultima modifica è del 06 dicembre 2013 alle ore 10:04.

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C'è un numero, tra i tanti, che si imprime sulla pelle di Nelson Mandela. È il 46664, scritto per 26 anni sulla sua uniforme carceraria nel Sud Africa segregazionista. I premi e le onorificenze tributate al "Madiba" nel suo quasi secolo di vita non possono che essere di meno. Ma è comunque difficile elencarle tutte, dal Nobel per la pace del '93 in là. Quattro gli sono state assegnate in Italia negli anni Ottanta, quando Mandela era detenuto a Robben Island e la sua reclusione come «terrorista» rimbalzava in tutto il mondo. Scoperchiando gli orrori dell'apartheid oltre i confini della punta sud del Continente Nero.

Le prime due sono le cittadinanze onorarie che Roma e Firenze hanno tributato a Mandela. A Roma nel 1983, alla presenza di Alfred Nzo, in quel periodo segretario generale dell'African National Congress. Pochi anni dopo segue il capoluogo toscano: il sindaco Bogiankino firma una delibera che permette al Madiba di «entrare a parte del popolo fiorentino» come «segnale ed un incentivo per tutti i popoli ancora oppressi a proseguire nell'impegno e nella lotta contro ogni discriminazione». Al leader sudafricano è dedicato dal 2004 il palasport cittadino, il "Nelson Mandela Forum of Florence".

L'applauso di Bologna al leader sudafricano si scrive su una pergamena di laurea. E una cittadinanza onoraria, la terza nel Paese. Nel 1988 l'università più antica del mondo occidentale, l'Alma Mater, assegna all'era leader dell'Anc una laurea ad honorem in Scienze Politiche. La cerimonia, aperta da un messaggio del rettore Fabio Roversi Monaco, cade nei giorni della condanna di Woytila al razzismo degli afrikaneer. Mandela resta in Sud Africa, malato di tubercolosi e in un regime carcerario che rischia di costargli la vita. La laurea la ritira Johnny Makatini, responsabile per gli affari esteri dell'Anc. Che apprezza le parole di Woytila ma ricorda gli «ammorbidimenti» precedenti del Vaticano e delle istituzioni europee sul regime di Botha. Di lì a breve, Bologna avrebbe aperto i suoi portici a Madiba. E di lì a due anni, Madiba avrebbe varcato le soglie di Robben Island, inaugurando la nuova era dell'Africa e del mondo.

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