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Questo articolo è stato pubblicato il 12 luglio 2013 alle ore 06:45.

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ROMA
Via libera dal Senato al disegno di legge costituzionale che istituisce il Comitato per le riforme costituzionali ed elettorali: 203 i sì, 54 i no e 4 gli astenuti, dopo che però, in avvio di seduta pomeridiana, era mancato il numero legale. A favore, oltre Pd, Pdl, Scelta civica, anche la Lega. Contrari Sel e M5S, che hanno criticato il mancato rispetto delle norme di riforma costituzionale. Ora il testo passa alla Camera (ok atteso prima della pausa estiva). Poi servirà, in entrambe le Camere, una seconda lettura a distanza di 3 mesi dalla prima.
Il Ddl istituisce il Comitato dei 42: metà senatori metà deputati, individuati sia in base alla consistenza dei gruppi, sia ai voti ottenuti dai partiti (per evitare gli effetti distorsivi del Porcellum). Già un mese fa sono stati individuati i 35 saggi (ma ieri la professoressa Lorenza Carlassare ha annunciato le dimissioni) che dovranno consigliare i parlamentari. Il comitato esaminerà i progetti di riforma limitati a Parlamento (Titolo I), capo dello Stato (II), Governo (III) e Regioni-enti locali (V). Dopo le polemiche per il tentativo Pdl di inserire nel testo anche la riforma della giustizia, si è deciso di limitare gli interventi in questo campo solo agli aspetti che toccano le istituzioni sopraelencate (per esempio presidenza del Csm e nomina dei giudici della Consulta). Compromesso anche sulla legge elettorale, dopo che il Pd aveva spinto per cambiare subito il Porcellum (anche attraverso il semplice ritorno al Mattarellum): il Comitato se ne occuperà solo in coerenza alla nuovo assetto istituzionale, ma le commissioni Affari costituzionali potranno intanto lavorare sulle modifiche che riterranno opportune. Il capogruppo Pd Luigi Zanda ha chiesto di dare «priorità assoluta all'urgente modifica della legge elettorale». Ma Anna Finocchiaro (sempre Pd), non ha nascosto che serve una «intesa politica» per evitare di far naufragare le riforme (come ha detto Donato Bruno del Pdl). Intesa che ora non c'è. Il Ddl prevede tempi serrati, per arrivare, entro 18 mesi, al via libera, da parte del Parlamento, del nuovo assetto istituzionale. Si potrà proporre un referendum confermativo dei testi del Comitato anche se verranno approvati con la maggioranza dei due terzi (in deroga all'articolo 138 della Costituzione).
Il premier Enrico Letta ha parlato di «un passo avanti per la necessaria riforma della politica. Rispettando i tempi». Ma il leghista Roberto Calderoli (la Lega ha comunque votato il Ddl) ha detto che rispetto ai 18 mesi previsti nel discorso di insediamento di Letta, sono già passati 3 mesi, a cui ne vanno aggiunti 4 per l'approvazione del Comitato. Nel merito delle riforme, poi, ci sono scogli di non poco conto. Tutti d'accordo su riduzione dei parlamentari, fine del bicameralismo perfetto e nuovo Senato delle Regioni. Ma il Pdl vuole il semipresidenzialismo alla francese da abbinare al doppio turno di collegio. Il Pd, nonostante le ultime aperture, ha forti resistenze e vorrebbe subito modificare il Porcellum. E Sel ha già detto che la prossima settimana chiederà l'avvio dell'iter al Senato per cambiare il sistema di voto, mentre è stato approvato un ordine del giorno della Lega che impegna il Governo a una sua revisione. Senza considerare che tra Pdl e Pd c'è ancora il caso Santanchè: ieri è di nuovo slittata la calendarizzazione dell'elezione del nuovo vicepresidente della Camera.
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