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Questo articolo è stato pubblicato il 19 luglio 2013 alle ore 14:15.

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La via d'uscita dall'imbarazzante scandalo kazako porta il Governo ad annunci economici che finora non si erano sentiti. Come in un gioco di sponda, sia Enrico Letta dal Senato che Fabrizio Saccomanni da Mosca, provano a ridare tempra e credibilità all'operato dell'Esecutivo con promettenti affermazioni su riforme in arrivo e una ripresa economica praticamente alle porte. «Ci sono indicatori che si materializzerà tra il secondo e il terzo trimestre di quest'anno: anche Bankitalia prevede che il quarto trimestre sarà positivo».

Il nuovo traguardo a fine agosto
Questo ha detto stamani al G 20 di Mosca il ministro dell'Economia mentre negli stessi momenti il Governo passava con successo la sua prima prova a Palazzo Madama con il voto sulla mozione di sfiducia al ministro Alfano. E prima ancora del ministro dell'Economia era stato lo stesso premier a chiedere nel suo intervento in Aula un «nuovo voto di fiducia al Parlamento e agli italiani» promettendo «determinazione» e rimpallando le accuse di chi ormai chiama il suo Esecutivo quello dei rinvii costanti. In realtà, Enrico Letta sa bene che quelle accuse sono fondate visto che sui nodi fiscali è arrivato un altro rinvio dopo la promessa di scioglierli entro la metà di agosto. Il nuovo traguardo diventa la fine di agosto ma proprio perchè non si può saltare l'ostacolo dello scandalo kazako solo con una promessa, ecco l'annuncio della svolta sul nostro Pil.

L'inversione del ciclo per invertire anche la rotta politica
E dunque Saccomanni parla di «inversione del ciclo» ma di una fase che tipicamente trascina con sè molte incertezze. Ma lui di certezze ieri ha provato a darne ed è quello il tonico più efficace per un Govreno sfibrato da inciampi e da provvedimenti economici che ancora non arrivano. Ecco allora che con la chiarezza dei numeri Fabrizio Saccomanni mette benzina nel circuito politico interrotto dal caso Ablyazov. «Ammonta già a oltre 10 miliardi di euro la somma messa a disposizione per pagare i debiti accumulati dalla pubblica amministrazione», spiega Fabrizio Saccomanni, a margine del G 20 precisando che l'intera somma, pari a 40 mld da erogare entro il primo semestre '14, vale il 2,5% di Pil. Numeri col segno positivo che hanno lo scopo e l'ambizione di restituire una reputazione economica mentre da Roma Enrico Letta cura quella politica.

Il premier prova a rimettere in moto ma i sondaggi sono negativi
E allora ecco che nell'Aula di Palazzo Madama cura le ferite di una sfiducia che serpeggia innanzitutto nel suo partito, il Pd, ma anche nei sondaggi. «Rivendichiamo la via della costruzione paziente di riforme destinate a durare certo oltre il nostro mandato: chi vuole logorare il Governo e il quadro politico parla di rinvii, io preferisco parlare di serietà». Una serietà che non sembra ancora passata tra la gente visto che secondo le rilevazioni di Swg è Matteo Renzi il segretario Pd preferito dagli italiani (48%) e dagli elettori del Pd (53%) con un enorme margine di consensi rispetto a Letta (15%) e di chiunque altro (25%). Non solo. Il 48% degli italiani pensa che Alfano dovrebbe dimettersi ma il dato più negativo di tutti è quella fiducia verso il Governo che è scesa sotto quota 30%, esattamente al 27 per cento. «Una soglia critica», ammette lo stesso Roberto Weber patron di Swg che ricorda la caduta dal 43% del 3 maggio fino a oggi. Ecco dunque che l'unica chiave con cui davvero può rimettere in moto Letta è quella dell'economia, come ha sottolineato lo stesso Giorgio Napolitano ieri. E il ministro Saccomani sarà magna pars di questa operazione scattata oggi con l'annuncio di una ripresa praticamente già in atto. Se la mozione di sfiducia su Alfano è stata disinnescata, più complicato sarà recuperare fiducia con scelte economiche efficaci.

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