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Questo articolo è stato pubblicato il 31 luglio 2013 alle ore 11:15.

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Le case popolari di Milano in rosso per 80 milioni: a rischio stipendio oltre mille dipendenti

Roberto Maroni lancia l'allarme per l'Aler di Milano che versa "in una situazione critica" e rischia di chiudere l'esercizio finanziario 2013 con un rosso superiore agli 80 milioni di euro. Il presidente della Regione Lombardia intervenuto in aula del consiglio regionale per illustrare la relazione ricevuta dal Collegio commissariale guidato dall'ex Prefetto Gian Valerio Lombardi sullo stato di salute dell'edilizia pubblica milanese ha sostenuto che l'Aler sta vivendo una situazione "di gravità finanziaria tale da essere esposta da rischio insolvenza".

Potrebbe quindi darsi l'impossibilità di pagare stipendi nelle previsioni di bilancio 2013 in quanto "a uscite certe non corrispondono entrate altrettanto certe". Tra le voci più alte che hanno concorso al buco c'è la morosità degli inquilini oltre 52 milioni di rosso a cui si aggiungono 1120 occupanti abusivi. Per il sindaco di Milano Giuliano Pisapia il buco da 80,5 milioni di euro è «frutto di un ventennio di malgoverno in Regione Lombardia», tanto che sarebbe «questo il momento di valutare le responsabilità anche politiche della mala gestione di Aler».

È pur vero che fra gli impegni dell'amministrazione Pisapia c'era, entro la fine del 2012, la riforma della governance delle case popolari, anche passando attraverso una gara. Tanto che il capogruppo comunale PD Carmela Rozza aveva addirittura auspicato fosse vinta da un gestore internazionale: «Bisogna lanciare il bando per una gara europea, perché fermarci ai monopoli italiani? Non mi dispiacerebbe una società olandese o tedesca». Lo stesso Ambrosoli candidato centrosinistra alla Regione in campagna elettorale aveva sostenuto che «Aler ha bisogno di riforma consistente: superare la legge 27, azzerare i vertici, evitare gli sprechi, a vantaggio dei cittadini». Fino al mese scorso la gestione di Aler, di nomina politica, era affidata a un manager Loris Zaffra in quota Pdl affiancato da un vice di area leghista. Attualmente è invece gestita dal commissario Lombardi nominato al vertice due settimane affiancato da Mario Viviani indicato dal Comune . Un nuovo assetto che chiama in causa anche Palazzo Marino nella gestione Aler dell'ultimo periodo e non caso l'ex governatore Formigoni dice in maniera sibillina che «l'80% del deficit è stato accumulato negli ultimi 12 mesi».

Si assiste al solito rimpallo delle responsabilità una tecnica per rispedire al mittente gli addebiti quando ormai il danno è fatto scaricando le inevitabili conseguenze sull'anello più debole della catena. Sta di fatto che a furia di annunciarle e non fare le riforme in tutti questi anni è arrivata la resa dei conti e si corre il rischio di non pagare stipendi per oltre 30 milioni. La stessa cifra subito garantita dall'assessore alla casa di Palazzo Lombardia Paola Bulbarelli che ha detto «se necessario la Regione interverrà con un anticipo di 30 milioni di euro per assicurare le spese indifferibili».

Al buco in bilancio ha contribuito oltre ai mancati introiti (13 milioni Imu) anche una gestione inefficiente della società le cui spese per le consulenze e talvolta super-consulenze ammontano all'esorbitante cifra di 2,7 milioni di euro, in aggiunta ai 1186 dipendenti già in organico. E' il costo della macchina del consenso che si annida negli enti come l'Aler come emerge anche dall'inchiesta della Procura di Milano che ha svelato i rapporti tra l'ex assessore alla Casa Domenico Zambetti, dell'era Formigoni, e i clan della ‘ndrangheta. Per l'accusa, Zambetti avrebbe ottenuto quattromila voti dai clan in cambio di 200mila euro e assunzioni proprio in Aler. E' il caso di Teresa Costantino , figlia del presunto boss Eugenio Costantino, che aveva ottenuto un lavoro oltre a un appartamento proprio da Aler su raccomandazione di Zambetti.

Una volta messe da parte le divisioni e lo scarico delle responsabilità dei commenti " a caldo" nei prossimi giorni si incontreranno il Governatore Maroni e il sindaco Giuliano Pisapia. E' necessaria un'azione congiunta, una collaborazione vera e non solo a livello formale che serve nei rapporti tra Regione Lombardia e Comune Milano. L'obiettivo in questa fase di emergenza è mettere al sicuro i conti dopo l'annunciata "attivazione di una due diligence per fare piena luce sui conti" e " definizione di un piano triennale di risanamento". Una fase preliminare ad una riforma complessiva dell'edilizia residenziale lombarda tra le più ricche di immobili d'Europa, ben 63000 alloggi. Con l'auspicio che i soldi dei contribuenti lombardi siano usati per dare casa a chi ne ha bisogno e non per generare consenso politico o per ripianare i buchi di bilancio causati dall'inefficienza politica.

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