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Questo articolo è stato pubblicato il 22 agosto 2013 alle ore 08:06.

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(© Acea / Gilles Martin-Raget)(© Acea / Gilles Martin-Raget)

Rimpianto: si chiama così lo stato d'animo di Max Sirena e del suo equipaggio al rientro in banchina dopo aver perso altre due regate nei confronti di Emirates Team New Zealand nel quarto giorno della Louis Vuitton Cup, che valgono il 4 – 1 per i kiwi. Ai ragazzi di nero vestiti che arrivano dall'altro emisfero servono altre 3 vittorie per accedere al titolo di Challenger, vittorie che possono arrivare abbastanza facilmente nei prossimi giorni soprattutto con vento medio leggero come quello di ieri.

La cronaca è molto breve per la prima regata: Chris Draper parte maluccio perché dopo aver costruito bene la posizione ritarda nella speranza di rallentare l'avversario il momento in cui lanciarsi in velocità verso la prima boa e poi Luna Rossa insegue senza convinzione. Ritardo sul traguardo 2 minuti e 17 secondi. Altri dati significativi? La velocità media di Emirates è di 26,94 nodi, quella di Luna Rossa 25,29; velocità di punta per i vincitori 44,04 nodi, per Luna Rossa solo 39,99. Sembrano differenze elevate, eppure si costruiscono con piccoli particolari. I neozelandesi dal momento del varo della loro barca a queste regate hanno guadagnato 15 nodi in velocità massima: per un monoscafo tradizionale è un guadagno impensabile eppure sono differenze costruite non solo con le modifiche a scafi, ali e derive ma anche con i piccoli particolari del "boat handling" (conoscere a fondo la propria barca) in cui sembrano migliori anche degli americani. Per dire anche che Luna Rossa, che condivide il progetto del primo scafo, potrebbe essere più vicina all'avversario.

Ma torniamo alle regate molto più da raccontare per la seconda prova, con Draper più reattivo la Luna riesce a restare molto più vicina all'avversario nel lato di poppa dove il tattico Francesco Bruni intuisce bene come approcciare il cancello (si passa tra due boe) in maniera da annullare il piccolo vantaggio kiwi e addirittura mettere la prua davanti. Ma qui si comincia a vedere tutta la differenza di potenziale tra le due barche e i due equipaggi. New Zealand parte alla rincorsa, salta come un cavallo che schiuma stretto di morso e spinto di speroni, fuori dall'acqua, accelera in foiling (si chiama così quando le barche si sollevano sulle derive come aliscafi) supera e controlla la Luna. Sono bei momenti… di speranza, ma si comprende il grande lavoro dei kiwi e come siano sempre in grado di uscire dalle situazioni critiche. Emirates vince ancora con un minuto e 27 secondi di vantaggio. Finora il foiling era stato una abitudine di poppa ma raramente si era visto di bolina. Questa manovra potrebbe dimostrare che Emirates Team New Zealand può perfettamente farlo anche di bolina ma che non lo vuole mostrare a Oracle, avversario che attende la sfida.

I rimpianti? Li spiega lo skipper italiano Max Sirena: "a ogni regata ci rendiamo conto che se avessimo avuto più tempo per navigare e mettere a punto la barca saremmo più vicini ai kiwi. Siamo contenti anche così per quello che abbiamo fatto". Forse Max vorrebbe dire, ma non può, dovevamo crederci prima, crederci di più. Tutto succede sullo sfondo di una edizione della Coppa America che tutti vogliono a tutti i costi criticare. Eppure la velocità, l'azione, ha qualcosa di leggendario che non rivedremo tanto presto e che resteranno nella storia di un evento scritta con la grammatica degli eccessi, quasi mai delle cose ragionevoli. Da aggiungere che Oracle si sta allenando con regate tra i due equipaggi sullo stesso percorso: sembrano veloci anche se non così rapidi nelle manovre. Mentre il confronto di Emirates con Luna Rossa sembra proprio a senso unico la Coppa America potrebbe non esserlo.

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