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Questo articolo è stato pubblicato il 20 novembre 2013 alle ore 15:00.
L'ultima modifica è del 20 novembre 2013 alle ore 14:52.

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Parma, parabola e rinascita della provinciale sul tetto d'Europa

«Ma se ti facessero un'offerta per una grande squadra? ». «Il Parma è una grande squadra». Fabio Cannavaro sapeva di strappare l'applauso dei suoi, se rispondeva così. Ma in quegli anni, in quel Parma, i microfoni non aggiungevano e non toglievano nulla al miracolo emiliano del Tardini. La neopromossa, nuova al calcio degli anfitreati di Milano, Roma e Torino che sparigliava le carte delle potenze nazionali. Tra le "sette sorelle", e non la settima, prima che un crac finanziario polverizzasse il sogno cavalcato per tutti gli anni '90 e un porzione di 2000. Il Parma è scivolato fuori dal ranking Fifa solo due stagioni fa, tra 2011-2012. E nell'agosto 2013, alla curva autunnale del suo centenario, ha esordito in campionato con uno 0-0 senza emozioni. Visibili.

Gianfranco Zola, Crespo, Veron. Arrigo Sacchi che entra e esce dalla panchina nel giro di tre settimane perché "è stressato". Ma soprattutto il tridente della difesa, una cortina di ferro assaltata da mezza Italia e mezza Europa: Gianluigi Buffon, Liliam Thuram e lo stesso Cannavaro. Nomi da brividi, in una "provinciale" che ha saccheggiato l'argenteria d'Italia e d'Europa. E l'elenco delle stelle illuminate sull'Emilia è più lungo ancora, tra Taffarel, Dino Baggio e Tino Asprilla. Con Nevio Scala il volo in A, il filo del rasoio per lo scudetto con la Juve, la prima Coppa Italia e la prima Uefa. Con Ancelotti e Malesani la conferma. E i titoli si infilano uno dopo l'altro, nella bacheca trasparente di una città da 190mila anime.

A fine 2002, a dieci anni dalla prima coppa Italia tra le mani di capital Minotti, il Parma elenca nel palmarès fuori dall'Emilia e dall'Italia una coppa delle coppe, due coppe Uefa e una supercoppa europea. Il rimorso che brucia di più è lo scudetto. Per due volte conteso alla Juve, per due volte ceduto sul campo a una manciata di minuti regolamentari dalla fine. Nel '97, Cannavaro esce in lacrime da un Delle Alpi che già festeggia il tricolore. Si gioca Juventus-Parma, il processo per direttissima ai vertici del campionato. E il Parma, che vincendo sfiorerebbe il ribaltone di classifica, tiene testa alla capolista per 1 a 0. Poi un tumulto in area, il futuro campione del mondo che si "appoggia" a Bobo Vieri. Un metro e 76 contro dieci centimetri e 20 chili in più. "Non lo potevo buttare giù", ricorda Cannavaro, che a Parma ha consacrato una carriera che sarebbe cresciuta fino alla notte azzurrissima di Berlino 2006. Non lo poteva buttare giù, ma qualcosa succede: rigore bianconero, esecuzione rigida di Amoruso. E scudetto alla Juve. Ma i dolori veri sarebbero arrivati più tardi.

Se dicevi Parma, dicevi Parmalat. E se dicevi Parmalat, intendevi Tanzi. Callisto prima, Stefano poi. Il doppiofondo di anni d'oro si sarebbe scaricato sulla pelle dei tifosi nel 2003, stravolgendo le certezze celebrative di un "modello virtuoso" di investimento nel pallone. La chiamavano sponsorizzazione perfetta, l'identità esatta tra calcio giocato e vertici aziendali. Un castello d'aria e di carta che sarebbe collassato con il crac societario. Lo shopping di fuoriclasse costava, e non costava poco. Virgole fuori posto nel pozzo debitorio dell'intera Parlamat, profondo fino a 14 miliardi di euro. E il buco, divaricandosi, avrebbe assorbito anche il gioiello su erba dei Tanzi. Due o tre stagioni nell'anonimato, una rosa importante (Frey, Mutu, Adriano) che sigilla la serie A 2004 con un quinto posto che sa di addio. E lo è: a giugno, la trasfusione da Parma A.c. a Parma Football club. Il club sopravvive ai suoi patron, ma il calcio resta dov'è. Stagioni cupe, tanti mister in panchina e nessuna luce. La parabola si chiude con la retrocessione in B nel 2008. C'è chi pensa all'estinzione.

E invece. Guidolin scrive di nuovo A nell'alfabeto calcistico della squadra, con la promozione del 2009. Di lì, saliscendi di risultati, fino a Roberto Donadoni. Non sarà una nuova era, ma quasi. Per risultati e umori di una piazza affossata per anni. Nell'autunno del suo centario, 1913-2013, il Parma schiera in campo Cassano, Amauri, Okaka. E le sette sorelle, concetto preistorico fino a un paio di stagioni fa, sono l'abbozzo di un campionato che sta uscendo dalla tenaglia a tre Juve-Inter-Milan. E forse, uno spiraglio c'è anche a Parma. L'ex provinciale tra i giganti, in un angolo d'Emilia che rincorre l'Europa.

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