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Questo articolo è stato pubblicato il 30 settembre 2013 alle ore 17:23.

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Fiducia, a Letta mancano (almeno) 24 voti. Il pressing sugli incerti di M5S e Pdl

L'appuntamento è per mercoledì, quando il premier Letta terrà «dichiarazioni» prima al Senato poi alla Camera su risultati e obiettivi del suo governo. Dopodiché, i gruppi decideranno se presentare un documento che «approva» o «respinge» le stesse comunicazioni. Tecnicamente non si tratterà di una richiesta di fiducia da parte del governo (che potrebbe anche decidere di dimettersi per dar modo al Colle di aprire nuove consultazioni, e poi ripresentarsi alle Camere per un Letta-bis), ma poco ci manca. Per questo i numeri saranno importanti, soprattutto al Senato, il ramo del Parlamento dove ultimamente le maggioranze sono sempre risicate.

La caccia ai 24 voti mancanti
A mancare, almeno sulla carta sono 24 voti, giacchè dopo il passo indietro ufficiale del Pdl dalle "larghe intese" la maggioranza dei senatori è attestata a quota 161 (dopo la nomina dei nuovi quattro senatori a vita l'Assemblea è composta da 321 membri). E se si sommano i senatori del Pd (108), delle Autonomie (10) e di Scelta civica (20) si arriva appena a 137 (sarebbero 138, ma per prassi il presidente di Palazzo Madama - attualmente Pietro Grasso, Pd - si astiene).

L'approrto dei 4 nuovi neo senatori a vita
Per un "Governo di scopo" che prenda il posto delle "larghe intese" ormai naufragate sul massimalismo Berlusconiano mancano dunque 24 voti. Cinque dovrebbero venire dai senatori a vita: Mario Monti, più i quattro neo-nominati Claudio Abbado, Elena Cattaneo, Carlo Rubbia e Renzo Piano. Poi ci sono i 7 voti di Sel, che anche oggi lancia segnali per voce di Loredana De Petris, presidente del Gruppo Misto e dei senatori di Sel a palazzo Madama auspicando «un governo di scopo con una maggioranza alternativa che faccia la legge di stabilità e una nuova legge elettorale». E siamo a 150.

Ex grillini arruolati tra i filogovernativi
Se a questi si sommano i quattro ex grillini passati al Misto (Mastrangeli, De Pin, Gambaro, Anitori), si arriva a quota 154. L'obiettivo minimo per una nuova maggioranza sembrerebbe complesso ma alla portata di mano (anche se si punterebbe a raccogliere almeno altri 15 voti come soglia "di sicurezza"), e induce i filogovernativi a guardare anche nella fila degli ex alleati del Pdl.

Il pressing sui possibili frondisti Pdl
Secondo le ultime indiscrezioni, tra i possibili frondisti pronti ad appoggiare Letta ci sarebbero i senatori pidiellini Salvo Torrisi, Pippo Pagano, Roberto Formigoni, Maurizio Sacconi, e Luigi Compagna (iscritto al gruppo Gal), oltre ad una senatrice abruzzese (Paola Pelino o Federica Chiavaroli). Se alla riunione dei gruppi, oggi pomeriggio, dovessero confermare ufficialmente il loro dissenso rispetto alla scelta di Silvio Berlusconi di far dimettere i "suoi" ministri saremmo a quota 160.

Gli incerti nelle fila del Movimento 5 Stelle e nel centrodestra
Per centrare (e superarare) la quota necessaria di 161 voti si corteggia anche la pattuglia siciliana del Pdl, e senatori come Paolo Naccarato (è nel gruppo Gal, ma ha criticato la rottura dei berlusconiani). E si insiste nel pressing sul Movimento 5 Stelle, dove si stima di poter raccogliere almeno una decina di dissidenti, tra cui il cui senatore Luis Orellana, ultimamente disponibile a ragionare su un governo di scopo per cambiare la legge elettorale. Senza dimenticare le molte colombe Pdl (da Quagliariello a Sacconi, a Giovanardi), che potrebbero sempre ufficializzare una linea alternativa a quella indicata da Berlusconi confluendo nel Misto o in Scelta civica e, votando la fiducia, contribuire a "salvare" Letta.

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