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Questo articolo è stato pubblicato il 20 ottobre 2013 alle ore 20:50.

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Ciao ciao. Con qualche colpo di coda di corse lontanissime che nessuno conosce (tipo il Giro di Pechino, da non confondersi con "Pechino-Express", il reality show di Raidue), il ciclismo va in letargo. Diciamo il ciclismo agonistico, perchè l'altro ciclismo, quello degli scandali e del doping, a dormire non va mai. Anzi, un buon periodo per le rivelazioni postume è proprio questo delle castagne e dei funghi. Una bella confessione di qualche vecchio campione ormai incanutito tira sempre. Il tutto condito dall'inevitabile e scontato dibattito sulla natura maligna di questo sport, ancora così popolare nononostante tutto.
Vedremo e sentiremo. Anche se nel 2013, dopo le rivelazioni di Armstrong e l'ultima lista nera del Tour '98, davvero non ci siamo fatti mancare nulla.

Ci mancherebbe, ma speriamo di no, che salti fuori qualche cosa, su Chris Froome, l'angelo sterminatore del Tour de France. Incontenibile in modo talmente sospetto da sembrare un alieno, questo viso pallido inglese nato in Kenia ma cresciuto in Sudafrica, ha lasciato dietro la sua maglia gialla, una montagna di dubbi. Angelo o demone? I sospetti non fanno prova, però quella scalata del Mont Ventoux, seconda come tempo solo a quella di Pantani nel '94, non depone a suo favore.

Anche Chris Horner, l'americano che a 41 anni suonati ha vinto la Vuelta superando Nibali, non è un inno alla speranza di un ciclismo migliore. Una volta sarebbe stato solo un bel record che un quarantenne riuscisse a imporsi in un grande Giro. Ora purtroppo, no. Dopo tanti scandali, purghe ed epurazioni, il ciclismo è riuscito a non fare più credere ai miracoli. Se poi l'impresa è eccezionale, tocchiamo ferro. Sarà vera o falsa? Non parliamo della classifica finale di un Giro o di un Tour: ogni volta viene cambiata. Anche a distanza di decenni. Se volevano ammazzarlo, questo sport, ebbene ci sono riusciti perfettamente. Dei killer professionisti.

Noi, nel nostro piccolo, abbiamo un proposta. Chiunque decida di riaprire il libro nero con confessioni choc e rivelazioni clamorose, venga gentilmente accompagnato fuori con un "No, grazie. Lei è fuori tempo massimo. Se aveva qualcosa da dire, poteva farlo prima". Ora, non ci interessa più. Torni pure alle sue occupazioni".

Basta, lo sappiamo. Erano tutti dopati. Ognuno per un motivo diverso, oppure per lo stesso ("così facevan tutti..."), ma questo era l'andazzo. Ce lo siamo detti, ci siamo flagellati. Ora, per favore, mettiamoci una croce. E proviamo a vedere se il presente è stato, almeno parzialmente, ripulito per poter ripartire con qualche speranza. Qualche segnale si vede, ma in questa notte delle streghe non è facile. Però bisogna provarci.

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