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Questo articolo è stato pubblicato il 20 ottobre 2013 alle ore 16:53.
L'ultima modifica è del 20 ottobre 2013 alle ore 20:58.

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Almeno 31 persone sono morte per l'esplosione di un'autobomba contro un posto di blocco ad Hama. Lo denuncia il gruppo dell'opposizione dell'Osservatorio siriano per i diritti umani precisando che fra le vittime vi sono anche militari di Assad. Intanto, il segretario generale della Lega Araba, Nabil el Araby, ha dato ragione all'Arabia Saudita che si è rifiutata di entrare nel Consiglio di sicurezza Onu.

«Aveva il diritto di protestare» ha detto el Araby, rilevando che l'organismo Onu «non ha svolto il suo ruolo per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale», e che sono stati i Paesi arabi quelli che «hanno più sofferto del fatto che il Consiglio non si sia assunto le sue responsabilità per quanto riguarda la Palestina e la Siria». Il segretario generale della Lega ha quindi auspicato che la decisione di Riad serva a rilanciare gli sforzi per riformare il Consiglio di sicurezza Onu che ha bisogno di una "riforma globale". Intanto, al-Arabi, dietro indicazioni dell'inviato speciale dell'Onu Lakhdar Brahimi (con il quale si è incontrato al Cairo), ha annunciato che la conferenza di pace sulla Siria, la cosiddetta Ginevra2, si terrà il 23 novembre.

In Siria non c'è pace. I cecchini di Bashar Assad si esercitano sparando su specifici punti del corpo delle vittime civili. Punti che vengono stabiliti dai loro comandanti di giorno in giorno per verificarne le capacità e che almeno un giorno alla settimana avevano come obiettivo le pance delle donne incinte. È quanto ha denunciato al Times il chirurgo britannico David Nott tornato dalla Siria dove ha trascorso 5 settimane come volontario in un ospedale da campo.

Testimonianza agghiacciante. Nott ha raccontato che «in un solo giorno oltre sei donne incinte sono state colpite da cecchini ed il giorno dopo altre due». Tutte le madri si sono salvate ma i feti nelle loro pance non sono sopravvissuti. «Le donne sono state tutte colpire all'utero, dove (ai cecchini) era stato ordinato di mirare...e questo è stato un atto deliberato. Era ben oltre l'inferno», ha denunciato Nott, che ha raccontato di non aver mai visto nulla di simile neanche dopo tanti anni da volontario in Bosnia, Libia e Sudan.

Nott ha aggiunto che dopo qualche giorno nel Paese, con i suoi colleghi, ha iniziato a notare «uno schema sconvolgente», su base quotidiana, tra le donne e i bambini colpiti, mentre, sfidando il fuoco incrociato, correvano tra le diverse zone del Paese per procurarsi il cibo. «Un giorno notavi che venivano colpiti all'inguine. Il giorno dopo solo al seno sinistro, e dopo ancora solo colpi al collo. Si trattava di un gioco in cui i cecchini venivano premiati con pacchetti di sigarette».

Domani a Lussemburgo. Egitto, Siria e la situazione di sicurezza in Libia saranno i principali temi su cui si articoleranno i lavori del Consiglio Affari Esteri che vedrà riuniti domani a Lussemburgo i ministri degli Esteri europei, tra i quali il capo della diplomazia italiana, Emma Bonino.

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