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Questo articolo è stato pubblicato il 23 ottobre 2013 alle ore 06:42.
ROMA
«I sacrifici, la disciplina delle finanze pubbliche sono necessarie, ma sono giustificati e accettabili politicamente e socialmente se poi c'è una ricompensa, una svolta positiva, una prospettiva. Per uscire dalla crisi la via giusta è quella che unisce maggiore responsabilità e maggiore solidarietà». Enrico Letta illustra in Parlamento, prima alla Camera e poi in Senato, la missione del Consiglio Ue di domani e venerdì (economia digitale, innovazione, unione economica e bancaria e naturalmente il capitolo immigrazione dopo la tragedia ripetuta di Lampedusa) con l'orgoglio di chi ha "fatto i compiti" a casa richiesti dai partner nord-europei e per questo ha le carte in regola per chiedere a Bruxelles nuove politiche economiche all'insegna della solidarietà.
Oltre i sacrifici, dunque, la prospettiva. A cominciare dall'innovazione in un'Europa ricca di potenzialità e di tradizione che però sta perdendo terreno nel confronto globale. «Il Consiglio dovrà dare un segnale che ricerca e innovazione non possono essere sacrificate sull'altare della sola austerity e dei tagli – dice il premier –: è una scelta suicida che mortifica proprio le fonti da cui possiamo tirar fuori crescita e crescita futura. Vogliamo quindi un'inversione di tendenza a livello europeo e a livello nazionale». Unione economica, unione bancaria e dimensione sociale dell'Unione montetaria: su questi temi l'appuntamento europeo di domani e venerdì sarà «un passaggio intermedio» ma non per questo poco importante: «La strada per rafforzare la visione unitaria dei problemi è creare un maggiore equilibrio tra quanto è chiesto agli Stati in surplus e quanto chiesto agli Stati in deficit – insiste Letta tornando sul tema della solidarietà –. Ci batteremo perché si vada verso una vera e propria politica economica della zona euro come base per distribuire, tra ciascuno degli stati membri, lo sforzo di aggiustamento. Ribadiremo un orientamento su cui insistiamo da tempo: non può esserci progresso nel rafforzamento della sorveglianza e del coordinamento delle politiche economiche nazionali senza la creazione di meccanismi di assistenza finanziaria per facilitare l'attuazione delle riforme strutturali dei Paesi in difficoltà». Quanto al completamento dell'unione bancaria, il premier ricorda come in Europa è in atto una discussione tra chi vuole un meccanismo di tipo intergovernativo, in cui ogni Stato può porre il veto alle decisioni relative alle sue banche nazionali, e chi come l'Italia chiede «un meccanismo sovranazionale garantito da un backstop dotato di risorse europee».
Oltre al tema dolente dell'immigrazione clandestina – sul quale Letta vuole ottenere dai partner europei il riconoscimento del fatto che il dramma delle coste mediterraneo è questione europea e come tale va affrontata (si veda il servizio a pagina 18) – il Consiglio Ue avrà al centro il tema dell'Agenda digitale europea. Che vuole dire «mercato veramente unico delle telecomunicazioni, cosa che non è mai accaduta», il tema dell'e-commerce e dei nuovi servizi on line, la riforma digitale della pubblica amministrazione e il tema fondamentale della generazione di nuovi posti di lavoro attraverso lo sviluppo delle nuove competenze. Anche da qui si affronta il dramma della disoccupazione giovanile. «Nei prossimi due anni senza competenze adeguate potremmo avere quasi un milione di posti di lavoro non coperti nel digitale, un paradosso, una paradosso assolutamente intollerabile».
I temi del Consiglio Ue sono stati anche al centro di una colazione al Quirinale con la partecipazione di alcuni ministri (Alfano, Bonino, Saccomanni, Zanonato, Giovannini, Carrozza). Giorgio Napolitano e Letta hanno fatto il punto in profondità, accomunati dalla convinzione – spiegano a Palazzo Chigi – che se si hanno le carte in regola sui conti pubblici si può chiedere di più in altri campi, a cominciare da quello dell'immigrazione».
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Economia, le priorità italiane per l'Europa
1
INNOVAZIONE
E RICERCA
Sull'innovazione e la ricerca l'Europa «è ricca di potenzialità eppure perdiamo terreno nel confronto globale» ha detto ieri Enrico Letta nel suo intervento in Parlamento sul Consiglio Ue di domani.
Per il premier italiano «la ricerca non può essere sacrificata sull'altare dei tagli, è una scelta suicida e noi vogliamo un'inversione di tendenza». Nel semestre di presidenza europea l'Italia si batterà per un'area senza frontiere entro il 2014
2
MERCATO
UNICO
DELLE TLC
Al vertice europeo di domani, ha anticipato il presidente del Consiglio, l'Italia chiederà di arrivare presto «alla prospettiva di un vero mercato unico della telecomunicazione con gestione europea delle licenze e, in prospettiva, un regolatore unico». «Gli Usa – ha spiegato Letta – hanno quattro operatori di telefonia mobile, la Cina tre, l'Europa cento. Questo significa 110 miliardi di euro l'anno per consumatori per l'assenza di
competitività»
3
CREDITO
E COMMERCIO
ON LINE
«Il governo si batterà perché al consiglio europeo ci sia un chiarimento politico» sui tempi di entrata in vigore dell'unione bancaria. Lo ha chiarito Letta dicendo che «i meccanismi adottati devono essere adottati entro aprile e non devono essere spostati in avanti». Il premier ha anche parlato di commercio on line: vanno superati «i colli di bottiglia che rallentano lo sviluppo del commercio online, sia per quanto riguarda la facilitazione dei pagamenti sia per la tutela dei consumatori»








