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Questo articolo è stato pubblicato il 03 novembre 2013 alle ore 08:22.

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I dati sono noti. A oggi sono connessi solo l'1% degli oggetti che potrebbero esserlo ma entro il 2020 saranno 50 miliardi. Le cifre le fornisce Cisco all'Internet of Things World Forum di Barcellona, evento in cui l'azienda americana invita pubblico e privati a partecipare al passaggio dall'Internet delle cose all'Internet of Everything, l'era in cui tutti gli oggetti saranno connessi, in grado di raccogliere dati e scambiarli tra loro per prendere decisioni al posto nostro o aiutarci nelle scelte strategiche.
Secondo questa visione le cose diventano generatori di Big data e superano i limiti degli umani: grazie a un sensore, un secchio della spazzatura può segnalare al sistema centrale quando è pieno e questo analizza i dati inviati dagli altri secchi per pianificare un itinerario ad hoc per i camion che devono svuotarli. Ma non solo: lo stesso sensore rileva anche quando l'odore sta diventando troppo forte e richiede l'intervento umano prima che il secchio sia pieno. Anche se in piccolissima scala, a Barcellona si stanno già sperimentando soluzioni simili che coinvolgono la gestione di luci che si attenuano quando non c'è nessuno sulle strade, i parcheggi che segnalano a un'app quando sono liberi, e i semafori che si illuminano solo quando ci sono auto nei paraggi.
La rivoluzione prevede tre passaggi, la diffusione della connettività per raccogliere i dati dagli oggetti, software e Api per leggerli e applicazioni per usarli. Un mercato che, sempre secondo Cisco, varrà 14.400 miliardi di dollari entro il 2020, in cui gli Stati Uniti peseranno per il 32%, l'Europa per il 30 e la Cina per il 12. I limiti da superare però sono parecchi. Questa massa di oggetti connessi necessitano di una diffusione in larga scala di router e connessioni stabili, di infrastrutture capaci di supportare la marea di dati prodotta e di sistemi in grado di processarli. I dati poi dovranno essere aperti: il loro valore infatti non è nella quantità ma nella possibilità di diffonderli, interpretarli e usarli. In parole povere le aziende devono poter leggere i dati raccolti dalle altre e di fornire Api che gli sviluppatori possono integrare liberamente nelle loro applicazioni.
Nella visione dell'Internet delle cose infatti le app prevaricheranno il web: gli oggetti, ognuno con un proprio Ip, si connetteranno a un unico network a cui tutti possono accedere per avere informazioni: imprese, utenti pubbliche amministrazioni. Da ultimo ci sono la sicurezza e la privacy: oggetti che ci monitorano costantemente in strada, tengono sotto controllo la nostra salute o controllano ciò che facciamo devono essere aperti nel fornire dati ma chiusi abbastanza da salvaguardare la nostra intimità, devono essere in grado di inviare segnali ma anche di bloccare eventuali intrusioni.
A livello italiano i limiti sono maggiori. Per quanto riguarda il pubblico la banda larga è carente e le Regioni dovrebbero prendersi carico di connettere il proprio territorio. Ragionando a livello comunale infatti si rischia di avere smart city e distretti industriali che forniscono servizi solo entro i propri confini tenendo fuori il comune attiguo. A livello privato è fondamentale fare sistema coinvolgendo grandi aziende e Pmi in un unico network in grado di scambiare dati.
La torta dopo tutto sembra ghiotta: secondo le previsioni il 27% di quei 14.400 miliardi verrà dal manifatturiero, settore in cui siamo secondi in Europa dopo la Germania. Da ultimo poi è necessario un cambio culturale: abbracciare la nuova via rischia di accrescere il digital divide tra le varie parti del territorio e senza un'adeguata preparazione potremmo trovarci con un Internet delle cose ma non delle persone, con un parcheggio che segnala di essere libero ma nessuno che lo ascolta. E l'Internet of Things si risolverebbe nell'Internet of Nothing.
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Il mercato.
Secondo Cisco il mercato dell'Internet delle cose presenta un valore potenziale per le aziende di 14.400 miliardi di dollari nel 2020. I fattori che lo determinano sono cinque:

01
L'utilizzo delle risorse (riduzione dei costi) per 2.500 miliardi dollari

02
La produttività dei dipendenti
(maggiore efficienza) per 2.500 miliardi di dollari
03
Supply chain e logistica
(eliminazione gli sprechi) per 2.700 miliardi
04
Incremento della clientela
per 3.700 miliardi dollari

05
Innovazione (riduzione del time-to-market) per 3.000 miliardi

I settori interessati: il manifatturiero (27%), commercio al dettaglio (11%), finanza e assicurazioni (9%), servizi informativi (9%), assistenza sanitaria (7%), educazione (6%). I Paesi coinvolti sono gli Usa per il 32%, l'Europa per il 30%, la Cina per il 12%, Giappone per il 5%, la Canada per il 3%, il resto del mondo per il 18%.

99,4% Gli oggetti fisici non ancora connessi a internet
50% Le persone che ancora non sono connesse a internet
200 Gli oggetti che si possono collegare a ogni persona

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