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Questo articolo è stato pubblicato il 05 novembre 2013 alle ore 16:24.
L'ultima modifica è del 05 novembre 2013 alle ore 20:04.

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Agguantare tre stelle Michelin, l'ambizione massima per ogni cuoco sull'orbe terracqueo, restando saldamente ancorato a un angolo di roccia nel cuore dell'Abruzzo. Precisamente Castel di Sangro, borgo medioevale arroccato sulla Maiella.

«Quando nel 2007 ho ricevuto la prima stella - racconta un emozionato Niko Romito, chef patron insieme alla sorella Cristiana del ristorante Reale - ho ricevuto moltissime richieste e sollecitazioni per spostarmi in una grande città. Ma abbiamo resistito, per portare avanti il nostro progetto a 360 gradi sul cibo». Che si è declinato in un trasferimento (di pochi chilometri, da Rivisondoli, dove era il primo locale, in un monastero cinquecentesco a Castel di Sangro) e l'apertura di Casadonna dove ha trovato spazio una scuola di formazione per giovani chef, creata grazie a un accordo con l'università di Scienze gastronomiche di Pollenzo. La scuola che avrebbe voluto frequentare lui da giovane. Dove si insegnano la cucina, il rispetto degli ingredienti e delle materie prime locali, ma anche le regole per gestire un ristorante che, «non bisogna dimenticarlo mai, è un'impresa».

La formazione del giovane Romito è stata molto diversa. Quando inizia a cucinare, all'inizio degli anni Duemila, é solo uno studente fuori sede di Economia e Commercio a Roma che il weekend torna tra le cime del Gran Sasso per aiutare il padre nel piccolo ristorante aperto da poco. Insieme alla sorella poliglotta, destinata a fare l'interprete e attirata dal largo mondo che corre lontano dalle montagne di Rivisondoli. Purtroppo il destino deciderà diversamente. Il padre, tanto immerso nel futuro da aprire la nuova attività (pur senza alcuna esperienza nella ristorazione) a più di sessant'anni, non potrà vedere lo sviluppo dell'avventura gastronomica. E i due ragazzi, chiamati a tutt'altra vita, decidono di scommettere su questo piccolo ristorante di sessanta metri quadri, il Reale, che accoglie i turisti di montagna e offre una cucina tradizionale e confortante.

Di qui sarà un crescendo. Stage in tutto il mondo, i voti sulle guide che salgono di anno in anno. Fino all'incoronazione di questa mattina a Milano durante la presentazione della Guida Michelin 2014, che oltre alle sue tre stelle riconosce la doppia stella a Enrico Bartolini del Devero a Cavenago, Vincenzo Candiano della Locanda Don Serafino di Ragusa Ibla e Sfefano Balocco di Villa Feltrinelli a Gargnano.

Romito racconta con passione della sua cucina di territorio, della scuola e del nuovo grande progetto digitale, che sarà lanciato a fine novembre in Italia e a gennaio nel resto del mondo. Si chiama «Unforketable» e insegna a cucinare i veri piatti della cucina italiana. Non racconti di grandi chef ma, in video, solo mani che lavorano, tagliano, impastano e cucinano. Consigli utili per replicare ai propri fornelli genuini piatti della tradizione italiana. Con un partner altrettanto appassionato di made in Italy, la pasta Garofalo.

Sembrano lontanissimi i tempi del duro stage in Spagna dai fratelli Roca, le nuove star dell'alta cucina internazionale. Pochi mesi dopo l'apprendistato, rientrato in Italia, Romito ottiene la sua prima stella Michelin. Viene invitato a parlare a l congresso di Identità golose. Lì incontra i Roca che gli chiedono quale chef stesse accompagnado. Mai e poi mai avrebbero immaginato che il giovane abruzzese stava per salire sul palco accanto a loro.

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