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Questo articolo è stato pubblicato il 08 novembre 2013 alle ore 07:30.

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Le frequenze rimangono per ora senza gara, mentre l'Agcom potrebbe avere presto il suo quinto commissario, dopo le dimissioni di Maurizio Decina. Martedì, o più probabilmente mercoledì, il gruppo Pd della Camera voterà il nome del successore di Decina. Il giorno dopo vi sarà il voto dell'Assemblea dei deputati.

Ancora nessun parere da Bruxelles
Sono cinque mesi, da giugno, che il Governo italiano ha inviato alla commissione Ue, per la precisione alle due direzioni competenti (concorrenza e comunicazione), il bando per la gara relativa a tre frequenze nazionali digitali. Non è finora pervenuto alcun parere da parte della commissione, nè il Ministero dell'Economia e il Dipartimento Comunicazioni si stanno agitando più di tanto per sollecitarlo.

In gara frequenze solo per la televisione
Il viceministro delle Comunicazioni, Antonio Catricalà, ha detto di recente «che non c'è tutta questa fretta» per fare la gara, visto che «i soldi scarseggiano» e le frequenze valgono. Va subito detto che il valore delle frequenze è quello che assegna loro il mercato: si tratta, in questo caso, di frequenze dove si può e si potrà fare solo televisione, e non banda larga mobile. Chi entrerà nella banda VHF sarà "protetto" per almeno quindici-venti anni nella sua attività mentre chi opera in banda UHF potrebbe essere costretto a subire i contraccolpi del progressivo restringimento dell'uso televisivo di questa banda, a partire dalla banda 700 Mhz (canali 49-60 UHF) che sarà destinata, in molti paesi confinanti, interamente alla banda larga mobile e questo costringerà, nelle regioni di confine, a ulteriori revisioni delle attuali assegnazioni.

Transizione al digitale senza rispetto del Piano Agcom
Se, in teoria, la gara venisse rinviata sine die, con quelle frequenze si potrebbero, dal punto di vista del regolatore nazionale, "aggiustare" molte situazioni critiche a causa di una transizione al digitale effettuata senza rispettare il Piano dell'Agcom e senza coordinamento con i paesi confinanti. In Sicilia, ad esempio, Mediaset lascerà il canale 38 per il 24 ma Malta richiede almeno un altro canale, assegnato alle tv locali, che, secondo Catricalà non possono essere di nuovo «l'agnello sacrificale». Avendo a disposizione le frequenze della gara, tali problemi sarebbero di più semplice soluzione.

La richiesta dell'Ue di aprire il mercato
E' solo un sospetto, ma certo a molti operatori esistenti la gara dà dei problemi, per esempio quelli di liberare le frequenze interessate (la Rai in banda VHF, per esempio).
La parola tocca alla commissione Ue: è Bruxelles ad aver chiesto, aprendo una procedura d'infrazione contro l'Italia, di permettere a nuovi entranti e operatori minori di competere con i grandi operatori, arrivando alla mediazione che ha portato all'attuale bando di gara all'esame della commissione, che però ha già dato l'ok al Regolamento dell'Agcom e quindi dovrebbe esprimersi solo sul bando (il prezzo base della gara) e non, ad esempio, sulla qualità delle reti digitali in gara, materia del Regolamento già approvato dalla stessa commissione.

In arrivo il nuovo commissario Agcom
«Per questo - commenta Laura Rovizzi, amministratore delegato di Open Gate Italia, esperta di comunicazione - all'Agcom serve un nuovo commissario competente nella gestione dello spettro radio. Ed è bene che l'Agcom acceleri con l'analisi del mercato televisivo per arrivare a una struttura concorrenziale che valorizzi maggiormente le frequenze in gara». La prossima settimana si vota e a livello di profilo tecnico e di competenza professionale, Antonio Sassano, professione alla Sapienza ed esperto internazionale sull'uso dell'etere, non ha rivali. Quando, però, a decidere è la politica, spesso la competenza passa in secondo piano.

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