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Questo articolo è stato pubblicato il 22 novembre 2013 alle ore 06:52.

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OLBIA. Dal nostro inviato
La piena millenaria? Gli studiosi smentiscono o ridimensionano un parametro usato, per esempio, dagli ingegneri idraulici che progettano dighe. Che ovviamente devono resistere a piogge della massima intensità. I dati più attendibili sulle precipitazioni non vanno oltre i cento anni. E allora, per sopperire alla carenza di informazioni, si incrociano gli algoritmi con i tempi di ritorno degli eventi più catastrofici, come si fa con i terremoti.
Prima o poi, dicono i sismologi, la terrà tornerà a tremare negli stessi luoghi in cui ha seminato morte e distruzione. È così anche per le piogge? Spiega Franco Prodi, fisico e per vent'anni alla guida dell'Istituto di Scienze dell'atmosfera e del clima del Cnr: «Piena millenaria non esiste nella letteratura meteorologica, si tratta di un termine mutuato da altre discipline. I comportamenti dei cumulinembi, le nuvole che possono provocare precipitazioni di grande intensità, si analizzano attraverso i radar meteorologici che nell'arco delle sei ore riescono a localizzare con sufficiente precisione che tipo di evento si verificherà e dove. In inglese si chiama nowcasting».
Esiste in Sardegna un radar meteo capace di leggere con le immagini le formazioni nuvolose? Paola Pagliara, numero due alla direzione Rischio idrogeologico della Protezione civile, conferma: «Nell'isola il radar meteo è collocato in cima a Monte Rasu, nella Sardegna Centro-Occidentale, ed è gestito dall'Arpas. Ma dal mese di giugno la Protezione civile nazionale ne sta installando un altro a Monte Armidda, vicino a Lanusei, in Ogliastra, nella Sardegna Centro-orientale. Costo stimato: 1,5 milioni l'impianto e un milione per le opere di supporto».
A Monte Armidda sorge anche un Osservatorio astronomico, ed è inevitabile porsi la domanda di che cosa sarebbe cambiato se fosse stato operativo questo radar di nuova generazione concepito per monitorare proprio la costa orientale dell'isola. Le uniche zone scoperte dell'Italia sono rimaste la zona del trapanese, nella parte occidentale della Sicilia, e la Basilicata. Un buco nella rete meteo che, assicura Pagliara, sarà coperto nel giro di pochissimo tempo.
Torniamo alla piena millenaria. Luca Ferraris, docente di Costruzioni idrauliche all'università di Genova e consulente della Protezione civile, precisa. «È difficile sostenere che quella di Olbia sia stata una piena millenaria. Le stime oltre cento anni hanno un'incertezza molto elevata. E di conseguenza i tempi di ritorno di questi eventi non sono affatto facili da valutare».
Come dire: piena centenaria, che poi non è poco, sarebbe stato un arco di tempo più che ragionevole per marcare la straordinarietà delle precipitazioni che tra domenica e lunedì si sono abbattute su Olbia. Evidentemente, però, dieci volte cento è un suono così biblico e ineluttabile da apparire politicamente irresistibile.
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